Inter: "bel gioco" significa anche saper resistere (e su Skriniar...)

Inter: "bel gioco" significa anche saper resistere (e su Skriniar...)TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
martedì 9 marzo 2021, 00:00Editoriale
di Fabrizio Biasin

Buongiorno e buonasera, il qui presente è stato tutta la settimana a Sanremo, un mondo a parte fatto di polemiche sterili, gente che parla male di altra gente, scorrettezze, stonature varie. Praticamente come il calcio, ma con il microfono al posto del pallone. 

Facciamoci seri. 

L'Inter ha battuto l'Atalanta e non è stata una passeggiata: ha faticato, accettato la superiorità tecnica dei suoi avversari, si è difesa con le unghie ma anche con un'organizzazione non indifferente. 
Ecco, tante volte si parla di bel gioco: "bel gioco" è anche vedere un giocatore come Eriksen che si tappa il naso e per il bene della sua squadra, al 91esimo, spara un pallone al terzo anello. Bravo Conte, questa squadra ha imparato a soffrire. 

Ps. Grandi applausi per Skriniar: era finito sul fondo dello spogliatoio, non ha detto "beh", è riemerso con il lavoro. Esempio. 

Ps/2. L'Atalanta è una squadra impressionante, ogni giorno di più. Con l'Inter ha sbattuto il muso su Handanovic e soci, contro il Real Madrid parte con solo il 20% di possibilità di passare il turno, ma non certo battuta. 

Hai capito il Milan? La settimana sanremese poteva terminare con una mazzata non indifferente: in molti (sottoscritto compreso) pensavano che a Verona per i rossoneri sarebbero stati cavoli amari. E invece no, il Milan ha fatto quella cosa che spesso le è riuscita negli ultimi 365 giorni: ha tirato fuori una gran prestazione di squadra e ci è riuscita soprattutto grazie a giocatori che poco si sono visti in questi mesi (Kessie a parte, mostruoso). E allora non staremo qui a dire le solite cose belle su Pioli (le pensiamo), né a ribadire quanto sia stato fondamentale Ibra nella crescita del gruppo (lo svedese “c’è”, anche quando non gioca), ma su quel signore lì una cosa la diciamo. E, sì, riguarda Sanremo. 
Ibra all'Ariston ha strappato qualche mezza risata, ma poca roba. Ma per il resto è stato una gran bella scoperta. Non tanto per il suo monologo il giorno della finale (bello, per carità), quanto per la sua professionalità: ha firmato un contratto, lo ha rispettato, ha scelto di dare il compenso in beneficenza (cosa non scontata anche se sei milionario), ha ringraziato l'Italia, è tornato al suo lavoro. Bravissimo. 

Oggi capiremo cosa sarà della Juve, chiamata contro il Porto a ribaltare il risultato dell’andata in una partita chiaramente complessa. Molti dicono “tocca a Ronaldo” ed è così, ci mancherebbe, in fondo stiamo parlando di una forza della natura. Il fatto che, però, difficilmente si riesca a pensare a un altro giocatore in grado di essere trascinatore di questa squadra, vuol dire che la Juve in questi ultimissimi anni ha fatto poco per costruire un impianto solido attorno alla sua punta di diamante. 
Detto questo, la Juve contro la Lazio ha dimostrato di saper giocare - è bene - anche senza il suo 7. Questo significa che Ronaldo può in qualche modo essere messo in discussione? Assolutamente no, ma significa che in futuro potrà esistere anche una Juve competitiva anche senza questo campionissimo. In fondo, prima del suo arrivo, lo era (più competitiva). 

Chiudiamo con Andrea Agnelli, che ieri mattina ha detto cose importanti; tra le altre ha snocciolato cifre mostruose rispetto alla crisi del calcio. Ecco, è ora di trovare delle soluzioni: è giunto il momento di dire basta agli agenti dei calciatori che se ne fottono e, soprattutto, se ne approfittano. E stiamo parlando di quelli che portano scientemente in scadenza i loro ragazzi per poi “ricattare” in qualche maniera i club (se non mi dai l’ingaggio che ti chiedo, porto via il giocatore a zero). Questa cosa deve finire. Come si fa? I presidenti dei grandi club sottoscrivano un qualche patto di “non belligeranza”, s’inventino qualcosa, viceversa le loro lamentele sapete a cosa serviranno? A una mazza. 

Chiudo con una grande rivelazione e mi assumo la responsabilità di quello che sto per scrivere: Irama, al Festival, non ha cantato in diretta, era una registrazione.