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Bisantis sulla Salernitana: "Con l'Inter non c'è partita. Lotito? Pagano sempre i tifosi"

ESCLUSIVA - Bisantis sulla Salernitana: "Con l'Inter non c'è partita. Lotito? Pagano sempre i tifosi"
giovedì 16 dicembre 2021, 20:14Esclusive
di Daniele Najjar

Saper raccontare una partita, un'azione, un gol, non è semplice e non è da tutti. A maggior ragione quando hai la consapevolezza che la persona a cui ti rivolgi, non ha la possibilità di vedere la stessa cosa che stai vedendo tu. Insomma, la quotidianità del radiocronista: "Sei solo con il microfono e devi portare per mano l'ascoltatore in campo" - spiega Giuseppe Bisantis, storica figura di "Tutto il calcio minuto per minuto", in onda su Radio 1 Rai.

La redazione de L'Interista lo ha contattato in esclusiva per parlare della professione che svolge da più di 20 anni, oltre che dell'attualità in casa Inter, una squadra che si è trovato spesso a seguire in giro per il mondo e che seguirà anche domani, allo stadio Arechi di Salerno. Ad attendere i nerazzurri una Salernitana più che mai incerta sul proprio futuro e sulla possibilità di portare a termine il campionato in corso.

Con che spirito si giocherà la partita domani visto che fra due settimane la Salernitana potrebbe essere estromessa dal campionato?

"E' stato scandaloso accettare di partire con questa situazione. E' inconcepibile cominciare un campionato con due squadre dello stesso proprietario. Non doveva partire fino al cambio di proprietà. Che significa? Che a pagare alla fine sono i tifosi. La Salernitana è la squadra dei tifosi di Salerno, saranno loro a pagare se la squadra verrà estromessa. E non chi ha permesso questo, non chi ha portato la squadra al vertice senza pensare prima che non si potesse fare. Un altro caso è quello del Bari, che è un'altra piazza importante che lotta per la Serie B. E se poi sale fino in A, che succede? Per quanto riguarda la partita invece, penso che non ci sarà altro risultato diverso dalla vittoria dei nerazzurri, non c'è partita, come è sembrato pensare anche il tecnico Castori parlando del match, non sembrava crederci troppo".

La lotta scudetto ti sta appassionando quest'anno? 

"Devo dire che è un campionato equilibrato e soprattutto con il pubblico. L'ultimo è stato deprimente, il calcio senza pubblico non può esistere, lo hanno dovuto fare per portare a termine il tutto. Ma commentare certe partite di Champions senza la gente, mi ha fatto venire i brividi. Comunque vedo 3-4 squadre attrezzate per vincere, con due di loro più in forma, ovvero Inter  ed Atalanta. Milan e Napoli forse fino ad ora hanno fatto anche più di quanto era nelle loro possibilità. L'Inter è la più forte, l'Atalanta è forse il suo avversario".

L'Inter dopo essere stata sul punto di precipitare, ha ripreso in mano il proprio destino: qual è la forza di questa squadra?

"Intanto che come organico è il migliore. Poi Inzaghi è stato bravo a non stravolgere l'assetto di Conte, un po' come fece Allegri a suo tempo alla Juventus. I giocatori partiti sono stati rimpiazzati bene, c'è stata quella sconfitta con la Lazio, ma poi si è presto ripresa con grande forza. La Champions è un discorso a parte che coinvolge tutte le italiane. L'Inter domina all'Olimpico e poi perde con il Real, il Milan che gioca quel calcio in Italia, perde con il Liverpool che schierava dei ragazzini. Non è solo un caso insomma".

I nerazzurri possono sperare in qualcosa di più del "giocarsela a testa alta" con i Reds?

"L'avversario peggiore che poteva incontrare, insieme a Bayern Monaco e Manchester City. Il livello tecnico dei Reds è superiore. Dire che il pronostico è chiuso è sbagliato, perché comunque parliamo dell'Inter. Lo avrei detto per il Milan, anche dopo quel 3-2 ad Anfield dove molti l'hanno vista uscire a testa alta. Ma se ad un certo punto fossimo stati sul 6-7 a zero nessuno avrebbe avuto da ridire, anche se poi i rossoneri hanno trovato il gol. L'Inter è un'altra cosa, bisogna vedere come si arriverà a primavera. Certo che Anfield è uno di quei campi dove serve davvero un'impresa".

Qual è il bello della radiocronaca rispetto alle piattaforme streaming?

"Le radiocronache durano da tantissimi anni nonostante i grandi cambiamenti. Sei tu, da solo con il microfono e l'avvenimento di fronte a te e devi portare l'ascoltatore in campo, per mano, raccontandogli cosa non può vedere. Le nuove piattaforme riducono di parecchio il lavoro del cronista. E' il tipo di lavoro che cambia parecchio".

Dovizia particolari, il vocabolario: anche la preparazione è necessariamente diversa?

"Se per radio stai zitto per qualche secondo la gente cambia canale perché pensa che sia andato via il segnale. Devi sempre coprire e farlo con la tua voce, non c'è l'immagine ad aiutarti. Devi sempre avere un linguaggio vario, perché se ripeti sempre le stesse cose risulti noioso. Nonché un linguaggio tecnico, che ti aiuta a far distinguere le varie circostanze, disegnandolo, facendolo vedere, senza monotonia, ripetizioni. La spiegazione deve essere semplice e comprensibile per un vasto pubblico".

24 anni da radiocronista: qual è stata la partita che più ti ha fatto emozionare nel fare il tuo lavoro e perché?

"Ho seguito finali di Mondiali, di Champions, ogni partita ti regala qualche emozione. Non nascondo che la prima al Maracanà mi abbia davvero emozionato. Quando mi sono girato alla mia destra e mi sono accorto che questo enorme impianto era sovrastato dalla statua del Cristo Redentore, mi ha dato l'idea che stavo facendo qualcosa di un certo valore. Poi se guardiamo alla partita in sé ce ne sono state alcune che non finivano mai".

Per esempio?

"Ricordo un Napoli-Lazio delle 12:30 con un San Paolo gremito e con il gol di Cavani da 40 metri per il 4-3 finale. La cronaca del gol divenne anche la suoneria di diversi tifosi! Sono stato in 4 continenti su 5, raccontando eventi di ogni tipo, ma soprattutto vedendo posti che solo questo lavoro ti permette di vedere. Perché ci sono certi posti che, se non ci vai per quel particolare evento, non ci andrai proprio mai (ride, n.d.r.). Questo aspetto è inarrivabile, per questo lo ritengo il più bello del mondo".