Il “Manuale Cencelli” di Inzaghi

Il “Manuale Cencelli” di InzaghiTUTTOmercatoWEB.com
sabato 27 maggio 2023, 18:54Editoriale
di Fabrizio Biasin

La rosa dell’Inter è vecchia come mia nonna. Tenete presente che io ho quasi 45 anni e fate le vostre deduzioni. Questo per dire cosa, per dire che quello che sta facendo questa squadra è realmente eccezionale. I vincitori della Supercoppa e della Coppa Italia, nonché finalisti di Champions League hanno un’età media di 28,5 anni, la più alta tra le sedici squadre qualificate agli ottavi dell’ultimo coppone orecchiuto. Solo il Siviglia (28,8) e l’Atletico Madrid (28,6) erano più decrepite della solita nonna e, infatti, sono uscite nei gironi.
La squadra allenata dal piacentino Inzaghi Simone, questa sera, giocherà la 55esima partita della sua stagione ed è riuscita ad arrivare fin qui migliorando di settimana in settimana la sua tenuta fisica, quella psicologica, la sua capacità di alzare il ritmo e “soffocare” gli avversari. Lor signori dovrebbero essere stravolti e probabilmente lo sono, ma non si vede. Questione di entusiasmo che genera entusiasmo e nasconde la legittima stanchezza? Può darsi, ma qui non siamo al club dei terrapiattisti e, banalmente, pensiamo che si tratti di gestione illuminata, quella del piacentino e del suo staff (“Quando è bravo Pintus!”. Ecco, Pintus non c’è più ma chi c’è non è decisamente l’ultimo dei fessi).  
Il turnover scientifico ha fatto spesso incazzare Tizio e Caio, celebri tifosi interisti brontoloni: “Che cazzo fa Inzaghi! Perché gioca Pupazzi!”, “Ma è scemo a togliere Bubone?!”. E così via.

Lui si è tappato le orecchie e ha continuato a mettere Pupazzi e Bubone e lo ha fatto perché sapeva che, questo, era l’unico modo per superare un bimestre da 20 partite programmate una in fila all’altra. 
Ecco perché l’infortunio di Correa non è piacevole, mica perché Gioacchino stia rubando l’occhio agli esteti del pallone, semmai perché oggi sarebbe servito come il pane per risparmiare doppio lavoro ai suoi compagni di reparto. Stesso discorso per Gagliardini, la cui bislacca espulsione all’ombra del Vesuvio impedirà all’allenatore di ruotare i suoi centrocampisti. 
“Sono dettagli”, direte, ma è con quelli che si arriva in fondo alle competizioni importanti e a una stagione intasata come questa.
L’incazzatura di Dzeko al momento della sostituzione in Fiorentina-Inter è tipica dell’attaccante che non vuole poggiare il culo in panca prima di aver fatto gol, ma il nostro ben sa che senza il “manuale Cencelli delle energie” utilizzato dal suo allenatore, oggi, non avrebbe molto da spendere in campo. 
E veniamo ai numeri. Nessuno dei componenti della rosa nerazzurra va oltre i 4000 minuti di utilizzo su 4860 messi insieme fino a qui (più recuperi, ci mancherebbe). Il più presente è “mister 101 gol” Lautaro Martinez, l’unico ad aver toccato il prato in tutte e 54 le partite stagionali, mentre sono ben 18 i giocatori con più di mille minuti a referto.
Se questa sequela di chiacchiere vi pare piuttosto inutile sappiate che un certo José Mourinho ringhia come un lupo maremmano per avere a disposizione una rosa che è sì più giovane, ma decisamente più spremuta. Risultato? La sua Roma sul più bello ha scientemente abbandonato il campionato e, ormai, punta alla qualificazione in Champions attraverso l’atto finale dell’Europa League.
Potremmo andare avanti all’infinito a dire cose serissime ma ci siamo rotti ampiamente le balle e, soprattutto, ci teniamo a dirvi un’ultima cosa: il volo per Istanbul (carissimo) è in saccoccia. Ah, che emozione.
E forza noi.