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Cambiaso, l'ex all. Fossati: "Inter, è il vice-Gosens. Sarà un top, e come mezzala..."

ESCLUSIVA - Cambiaso, l'ex all. Fossati: "Inter, è il vice-Gosens. Sarà un top, e come mezzala..."TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 18 giugno 2022, 12:18Esclusive
di Daniele Najjar

Nel ruolo di quinto di centrocampo, l'Inter vuole tutelarsi avendo più scelte fra le mani. E fra Bellanova, Cambiaso e Udogie le opzioni non mancano, con un minimo comune denominatore: si tratta di profili giovani, italiani e di grande prospettiva.

Abbiamo parlato di uno dei tre candidati, il secondo, con Fabio Fossati, che lo ha avuto ai tempi dell'Albissola, il primo club (dove si trovava in prestito dal Genoa nella stagione 2017/18) a dargli spazio nella squadra dei grandi, a 17 anni. Attenzione alla pronuncia, perché da Cambiaso a Cambiasso è facile inciampare: "Noi lo chiamavamo il Cuchu" - scherza Fossati - ". Non proprio biondo come l'argentino. Paragone ironico per il cognome, ma piano piano si sta avvicinando a fare un bel percorso".

Un ruolo diverso rispetto al quasi omonimo centrocampista, ma con lei li ha ricoperti quasi tutti, di ruoli. Tranne proprio quello di esterno basso. 

"C'è stato un momento in cui avevamo una difficoltà nel ruolo di terzino sinistro e che ci provai Andrea. Lui finiva gli Allievi nazionali del Genoa, arrivando da noi insieme ad altri ragazzi, ma come mezzala. A volte trequartista, o esterno d'attacco. Provandolo basso, in quel periodo, non mi aveva dato la garanzia di poterlo fare. Lui aveva capacità dinamiche e di pensiero superiori. Forse ci abbiamo lavorato troppo poco, ma avevo un terzino destro che si poteva adattare lì e preferii far così".

Lei dove lo vedeva esprimersi meglio?

"Con me fece tantissimi ruoli. Quando si giocava a due e mezzo faceva uno dei due mediani. Per esempio nel 4-2-3-1 faceva uno dei due mediani. Nel 4-3-3 ha fatto sia la mezzala che l'esterno davanti. La mezzala nel rombo ed anche il trequartista. Insomma, grandi doti di lettura e intelligenza, oltre alla tecnica. Non si spaventava mai, davanti alla consegna. Lui come gli altri due".

Cambiaso, Calcagno e Raja.

"Erano bravi, in quella stagione lì la squadra che allenavo era una neopromossa, non aveva grandi pretese. I giovani del 99'/2000 che uscivano dalle Primavere in quegli anni lì, non volevano venire da noi. Fortunatamente, avendo questo contatto diretto con il Genoa, (mio figlio era lì dentro), chiesi di poter avere qualche giovane. Ne chiesi 5, me ne diedero 3. Lui dei 3 era quello che alla fine giocò meno".

Come mai?

"E' quello che ha avuto bisogno di più tempo per il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra. Per il gioco dei "grandi" gli ci volle un po'".

Lui stesso lo ha raccontato (in un'intervista a Cronache di Spogliatoio): ha avuto delle difficoltà inzizialmente anche, banalmente, nei contrasti. Ha avuto coraggio nel fare questo salto all'indietro, no?

"Sì, ma io penso che questo tipo di coraggio nei ragazzi sia sempre premiante. E' importante il campionato Primavera, ma la Serie D può imprimere ad un giovane di 16-17 anni ciò che ha impresso ad Andrea. Che infatti, così come gli altri due, già nella seconda parte dello stesso campionato cambiò totalmente mentalità, l'approccio alla partita, ai contrasti, alle conclusioni ed alla giocata. Infatti quella squadra fece 23 punti nel girone d'andata, 46 in quello di ritorno, vincendo il campionato".

Come ha fatto questo step?

"Una delle sue doti è che si aiuta da solo. Ha la personalità per non abbattersi. Lo dimostra l'anno con l'Alessandria, in cui si ruppe il crociato. L'anno dopo ad Empoli ha giocato pochissimo. Poi ha avuto la fortuna in cui il Genoa aveva un po' questa crisi sul mercato. Ma la fortuna bisogna saperla sfruttare. In quel momento lì è stato bravissimo a sfruttare le sue occasioni".

In che modo?

"Lo vidi nel precampionato, in una partita partì come terzo di difesa, poi passò a fare il quinto e ad un certo punto entrava dentro al campo come mezzala. Parlando di questo livello è inutile dirci che uno è bravo tecnicamente o fisicamente. La differenza la fa la testa. Lui ha la testa sul collo da sempre".

Parlando della sua intelligenza e duttilità: è chiaro che un conto è essere duttili in Serie D, un altro in Serie A. Anche nella massima categoria può essere considerato un giocatore che si può adattare a più ruoli?

"Sì, e mi sbilancio: per me lo step di Andrea è tornare al suo ruolo d'origine, dentro al campo".

Anche fosse in una grande squadra?

"Sì. Io l'ho conosciuto che giocava lì, so che ha una visione a 360 gradi. Quando giochi  sulla fascia spesso lavori sulla visione a 180 gradi, la sua invece è totale. Messo come mezzala è ancora più forte".

Si parla di Inter, che ha già incontrato il suo agente, poi Juventus ed altri club italiani ed esteri. Dove lo vedrebbe meglio?

"Sicuramente quando arrivi a questo livello, devi stare dove credono di più in te. Gli auguro che vada in un club che gli dia l'opportunità di fare l'ultimo step, che è quello che ti dicevo prima. Trovare il modo di farlo giocare dentro il campo dove possa essere sempre coinvolto al centro del gioco. Queste qualità lo possono favorire anche in campo europeo. Mi piace pensare che Mancini possa notare questa cosa, vista la sua visione sui giovani".

Non le dico titolare, ma può essere all'altezza di fare il vice-Gosens?

"Ci credo sì. La prima giornata non lo so se può entrare e fare il Gosens. Ma se ce lo metti lì per 3-4 mesi, dico che avrebbe questa capacità di crescere ancora. E' un autodidatta, lo farà. Ed a quel punto avrà raggiunto il top. Inzaghi è un mister molto bravo che saprà sfruttarne le qualità".