Bastoni nel mirino della fogna social: oltre l’errore, l’odio non è mai un’opinione
Che il gesto di Alessandro Bastoni – lasciatosi andare dopo un leggero contatto con Pierre Kalulu, già ammonito, in una situazione di contropiede – sia stato discutibile è un punto su cui molti tifosi dell’Inter possono convenire. Nel calcio, errori e furbizie fanno parte del gioco e possono essere oggetto di critica tecnica o morale.
Il problema è ciò che è accaduto dopo. Nel post-partita della sfida vinta 3-2 contro la Juventus, i profili Instagram del difensore e di sua moglie sono stati presi d’assalto da commenti carichi di odio, insulti e persino minacce di morte. Un’escalation verbale che travalica qualsiasi confine sportivo e che nulla ha a che vedere con l’analisi di un episodio di gioco.
L’illusione di poter agire in una sorta di “immunità digitale” alimenta comportamenti inaccettabili. Ma i social non sono una zona franca: dietro uno schermo restano persone reali, famiglie reali, conseguenze reali. Augurare il male a un calciatore, alla moglie o ai figli è un atto di inciviltà che impoverisce chi lo compie prima ancora di chi lo subisce.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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