Mentre Conte crea nemici e alibi, Chivu riporta il calcio al centro del discorso

Mentre Conte crea nemici e alibi, Chivu riporta il calcio al centro del discorsoTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Michele Maresca

Il compito di un allenatore non è solo quello di disporre al meglio i propri calciatori in campo e leggere le partite nel loro corso di svolgimento, ma concerne anche quella dimensione mediatica che rappresenta una parte significativa della sua identità professionale. Proprio questo versante offre degli spunti preziosi per poter tracciare una linea di demarcazione tra chi sfrutta il proprio incarico per costruire attraverso il linguaggio e chi, al contrario, preferisce evitare di rappresentare un modello positivo agli occhi degli appassionati.

Il modello costruttivo: Chivu come archetipo

Due interpreti ideali dei modi di comunicazione, ora considerati, sono i tecnici di Inter e Napoli. Guardando Cristian Chivu e Antonio Conte, infatti, si può comprendere in maniera plastica la differenza tra chi costruisce e chi ambisce a distruggere, ciascuno nella legittima convinzione che la strada da lui intrapresa sia quella giusta per realizzare il proprio auspicio. 
Da un lato, un allenatore che ha fatto dell'onestà intellettuale e della coerenza la propria cifra caratteristica, escludendo in radice il ricorso ad alibi o giustificazioni per "motivare" una sconfitta o una prestazione non all'altezza delle aspettative. Chivu ne è l'archetipo, avendo rappresentato sin dal primo momento successivo al suo approdo sulla panchina della Prima Squadra dell'Inter di essere una professionista in grado di osservare e analizzare con lucidità la realtà. Nessun evento classificabile come "sfortuna" o "ingiustizia", che si tratti di una serie di infortuni o un torto arbitrale grave ricevuto, è stato tale da integrare i presupposti di un atteggiamento incoerente da parte del tecnico nerazzurro: mai, finora, si è assistito a un'alterazione dello spartito predisposto con convinzione da Chivu.
La conseguenza immediata di una tale linea di condotta è la produzione di effetti positivi per chi crede realmente di voler portare il calcio al "centro del discorso". Al riparo da alibi, elementi esterni, volontà distruttive: comunicare un messaggio sano e costruire, è su questo binomio che si fonda lo stile comunicativo dell'allenatore rumeno.

Il ricorso a cause esterne: Conte la rappresentazione emblematica

Per trovare un allenatore di stampo diametralmente diverso rispetto a Chivu non occorre abbandonare i confini del nostro Paese. Basta fermarsi a Napoli, sulla cui panchina il tecnico Antonio Conte siede dalla scorsa stagione. Con un passato all'Inter e alla Juventus, entrambe lasciate poco prima dell'inizio di una nuova stagione a causa di mancate certezze sul piano degli investimenti sul mercato, il salentino è atterrato nella galassia partenopea facendo ciò che conosce meglio: ribaltare come un calzino una squadra che aveva mancato l'appuntamento con la qualificazione alle competizioni europee riportandola immediatamente ai vertici del calcio italiano. Questo è ciò che racconta il versante sportivo, almeno per quanto riguarda le assolute abilità del tecnico pugliese nel contesto della Serie A. Meno nobile il racconto offerto sul piano comunicativo, con un elemento di fondo che emerge in tutta evidenza: l'assenza di un messaggio costruttivo nelle dichiarazioni con cui Conte analizza una sfida. Che sia il riferimento agli infortuni che attanagliano la sua squadra o la lamentela dovuta a una decisione arbitrale sbagliata che danneggi i suoi interessi, il salentino sa fare uso del suo ruolo in maniera ambivalente: per creare nemici e seminare nervosismo nel mondo del calcio italiano. 
Poiché la realtà è sempre stata di questo tenore, anche quando Conte sedeva sulla panchina dell'Inter, è inutile immaginare che lo scenario possa cambiare nei prossimi mesi o anni. Il suo stile comunicativo è una cifra caratteristica del suo approccio al ruolo di allenatore, così come un metodo di comunicazione diverso è intrinseco a Chivu.
Nella consapevolezza delle loro differenze, sottolineare il valore della strategia perseguita dal tecnico dell'Inter significa voler restituire un valore preminente al calcio e alle sue dinamiche. Senza dietrologie, senza complotti, senza il ricorso a cause che giustifichino una delusione sul rettangolo di gioco: per una visione moderna e lungimirante che non fa bene solo all'Inter, ma al calcio italiano in generale.