Insulti e minacce di morte alla moglie di Bastoni. Uno scandalo da condannare unanimemente
Che il gesto di Alessandro Bastoni, lasciatosi andare dopo essere stato leggermente sfiorato da Pierre Kalulu (che era già ammonito) in una situazione di contropiede, sia stato sbagliato è un riconoscimento che ogni tifoso nerazzurro può far proprio. Ma le critiche al giocatore nerazzurro, nel post-partita della gara vinta dall'Inter contro la Juventus per 3-2, sono andate oltre.
Su Instagram, tanto sul profilo del classe 1999 quanto su quello di sua moglie, sono infatti tanti i commenti all'insegna della violenza verbale, dell'odio prodotti da tifosi di altre squadre. Persone che pensano di poter utilizzare i social in condizioni di totale "immunità", al riparo da qualsiasi responsabilità dovuta all'effettuazione di minacce di morte nei confronti di un'altra persona e dei componenti della sua famiglia. La realtà, però, è ben diversa. E richiede una condanna unanime per provare a debellare un male che ancora imperversa nel mondo del calcio.
L'idea di immunità
Che chiunque possa augurare la morte o un male incurabile a un calciatore, sua moglie e i suoi figli è un atto di inciviltà, una forma di violenza, un metodo barbaro che non risponde ad alcuna logica sana. Piuttosto, ciò corrisponde a una maniera tossica di intendere il calcio che dev'essere abbandonata con forza. Partendo da una stigmatizzazione che non può limitarsi al mondo nerazzurro - società e tifosi - ma deve coinvolgere anche gli altri appassionati.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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