La ThuLa è tornata ma Thuram è sempre stato questo, e se l'Inter avesse ceduto Luis Henrique...
L'Inter strapazza il Sassuolo e mette la firma su una vittoria larga, quasi spietata. 5-0 in casa del Sassuolo, un risultato che racconta di una squadra cinica, capace di colpire quando serve, anche se il primo tempo non è stato una passeggiata. Perché sì, l'Inter ha concesso qualche rischio iniziale, qualche spazio di troppo, qualche situazione in cui il Sassuolo ha provato a sporcare il tardo pomeriggio nerazzurro. Ma è proprio qui che si vede la differenza tra una squadra solida e una squadra fragile. L'Inter ha sofferto senza scomporsi e poi ha colpito con ferocia.
Il calcio, alla fine, è questo. Non sempre vince chi domina dal primo all'ultimo minuto, ma chi sa leggere i momenti. E i momenti, in questa partita, hanno sorriso ai nerazzurri e due storie in particolare meritano di essere raccontate: quella di Marcus Thuram e quella di Luis Henrique.
Su Thuram, forse, dovremmo imparare tutti quanti a respirare un po' di più. È inutile, a volte, scrivere pagine intere di giornali per spiegare che un attaccante non segna. Il calcio è così, gli attaccanti sono così. Vivono di istanti, di fiducia, di sensazioni. Ci sono periodi in cui la palla entra anche quando non dovrebbe, e altri in cui sembra stregata. Thuram resta lo stesso giocatore di sempre. Generoso, intelligente, più che utile alla squadra anche quando non timbra il cartellino. Il gol contro il Sassuolo non cambia ciò che è stato prima, ma conferma una verità semplice che sembra quasi banale scriverne. In una stagione esistono momenti diversi, e giudicare un attaccante solo dalla rete segnata la domenica è un esercizio sterile. Il gol, quando arriva, è spesso una conseguenza naturale del lavoro fatto prima.
Sul brasiliano invece ci sarebbe molto da scrivere. Il primo gol di Luis Henrique pesa, non tanto per il risultato – già indirizzato – quanto per il suo percorso. E' un giocatore che sta crescendo, partita dopo partita, e ha bisogno di una cosa sola: tempo. Bisogna lasciarlo lavorare, senza fretta e senza etichette. Se l'Inter lo avesse fatto partire a gennaio avrebbe commesso un grande errore, perché certi giocatori non vanno bruciati ma accompagnati. Questo gol, con ogni probabilità, gli darà ancora più fiducia, quella che serve per osare una giocata in più, per sentirsi davvero parte del progetto. Luis Henrique inoltre ha una grande opportunità, quella di crescere all'interno di uno spogliatoio sano, equilibrato, che lo accompagna giorno dopo giorno. È un privilegio e una responsabilità.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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