Le strumentalizzazioni e l’inizio del momento cruciale
La cavalleria dell’odio compulsivo non si ferma mai.
Al termine di Sassuolo-Inter abbiamo assistito ad una serie di giudizi perniciosi, alcuni dall’alto tasso alcolico, quasi sempre con l’intenzione di generare condivisione e speculare su qualsivoglia decisione arbitrale, mai come quest’anno fragile e difettosa, con la sola intenzione di aumentare con successo i follower.
Il tema è stato lo “sporco” affare del primo gol maturato a seguito di un possibile fuorigioco di Thuram, non certo ma venduto come tale attraverso una sensazione di qualche addetto ai lavori. Il fatto che l'Inter abbia vinto 5-0, segnando un evidente superiorità conta poco nel teorema cospirazionista.
Per intenderci: se si fanno screen shot plateali, con abuso di punti esclamativi e il maiuscolo urlato in modo infantile, se si fanno titoli sui giornali in cui si esclama che un gol andava annullato e poi nella spiegazione si parla di, cito: "posizione di Thuram che sembra oltre Muharemovic”.
Se sembra vuol dire che non è accertato. Se non è accertato significa che non lo sai e se non lo sai dovrebbe essere vietato dal buon senso e dalla correttezza titolare che un gol andava annullato. Casomai si può dire: “dubbio” come hanno fatto altri.
L'odio sui social attira molte persone perché genera engagement, sfrutta meccanismi psicologici come l'anonimato che azzera responsabilità per ogni opinione, anche la più calunniosa e volgare, riduce le inibizioni e aumenta la polarizzazione. Per questo si legge ancora oggi di un Marotta che governa il calcio, amministra le faccende politiche a piacimento, a partire dai calendari e dispone come meglio crede di fattori che permettano all’Inter di poter essere dov’è.
Continuare a lasciar perdere le calunnie non diminuisce il fattore odio, purtroppo. Agli odiatori dell’Inter, con tanti follower a cui lisciare il pelo, non basta rinfacciare che l’anno scorso è stato perso uno scudetto al 90° per mezzo di un calcio di rigore di Bisseck, colpevole di aver saltato con le braccia indietro troppo larghe allargate. Un tipo di fallo che in seguito, in altre due partite, non è stato punito perchè la regola 12 che contempla il fallo di mano, è parecchio discrezionale.
Nessuno scandalo perché siamo in una stagione in cui sembra esserci il far west e gli errori individuali, il protocollo frainteso o mal interpretato e l’incredibile numero di valutazioni difettose, ha raggiunto cifre record e in ogni direzione.
Tuttavia se si ha uno scopo si può serenamente far passare la confusione come una direttiva silenziosa, indicando eminenze grigie che governano il calcio.
Sabato sera intanto arriva Inter-Juventus ed è, uso un eufemismo, quantomeno sorprendente che l’Inter da anni non riesca a battere con frequenza una formazione forte ma non trascendentale.
La squadra di Spalletti costruisce tante palle gol ma ne capitalizza poche, è tecnicamente valida ma copre a tratti con svagatezza. Allo stesso tempo l’Inter vista col Sassuolo è feroce ed efficace ma tutti vedono che anche quando non prende gol rischia molto. Col Sassuolo è accaduto cinque volte ma con la Juventus e il MIlan non te lo puoi permettere. Invece è successo. La squadra di Chivu è cresciuta molto, inoltre rientrano Barella e Calhanoglu ma l’unico vero imperativo è che questa squadra nei big match non pensi di giocare solo alzando il livello. Uno scontro diretto si vince solo con la concentrazione e la ferocia vista con Bayern e Barcellona.
Diversamente non basta essere ciò che si è.
Anche se si è più forti.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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