Le prospettive dell’Inter e il nuovo stadio (dalla capienza ridotta)

Le prospettive dell’Inter e il nuovo stadio (dalla capienza ridotta)TUTTOmercatoWEB.com
giovedì 29 settembre 2022, 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo


La vita dell’Inter è storicamente attraversata da un interminabile rinascimento. Negli ultimi dodici anni però la realtà delle cose ha preso una dimensione sempre più friabile, sempre più volubile, generando un’assenza di stabilità che può mancare una stagione, forse due ma che all’Inter non c’è da almeno dodici anni.
Questo è esattamente uno di quei periodi in cui ci troviamo a vivere un adrenalinico periodo di cambiamenti, verso i quali si può riporre la massima fiducia ma che rappresentano comunque turbolenze che incidono nella costruzione della squadra e sul rendimento dei giocatori, come l’inizio di questa stagione sta tristemente dimostrando.

Entro un anno dovremmo assistere all’ennesimo cambio di proprietà, il terzo in meno di dieci anni, la partenza dei lavori del nuovo stadio (più facilmente gennaio 2024) è in essere, la direzione che invece prenderà la squadra la capiremo molto presto, tra Roma e Barcellona e nel frattempo ci sarà da metabolizzare l’assenza prolungata di Brozovic e il recupero graduale di Lukaku, assente anche con la Roma.
Skriniar è un tema a parte e meriterebbe un intero articolo, come tutti gli argomenti che ho appena toccato.

La sua permanenza è vincolata alla sua volontà di rinunciare a 15 milioni complessivi in più nei prossimi cinque anni (ingaggio a 9 milioni dal PSG contro i 6 offerti dall’Inter), in nome di un legame con l’Inter che di fronte ad una simile sproporzione diventa inevitabilmente dissolubile. Ci sarebbe da chiarire se le responsabilità siano più di Marotta e di calcoli sbagliati, di Zhang, che mettendosi di traverso nella trattativa Bremer, ha messo in difficoltà lo stesso Marotta e Ausilio o di una Uefa che permette serenamente ad un club di fare una manovra di bilancio per trattenere Mbappè e la lascia scorrazzare nella prateria come un cow boy col lazo offrendo cifre fuori mercato pur di realizzare la squadra desiderata.

Il CDA del club è stato letto dalla stampa in modo difforme. Con l’inatteso aumento di capitale, da una parte si è parlato di volontà di proseguire al timone dell’Inter  di Zhang, dall’altra come la prova che a breve il club verrà ceduto, come testimonia anche la scelta di affidarsi a due advisor per la ricerca di un compratore. Può darsi che la prima opzione possa rivelarsi attendibile ma solo se dalla riunione del 16 ottobre del Partito comunista cinese arrivasse la clamorosa decisione di sbloccare i fondi delle società con capitali all’estero.  
La questione stadio ha visto invece l’inizio del dibattito pubblico ma al di là delle tempistiche e del destino del vecchio San Siro mi interessa puntare il discorso sulla capienza indicata per il nuovo impianto. Non più di 65.000 posti. Di questi 13.000 destinati a posti “premium”, con la significativa riduzione della capienza per il pubblico standard a 50.000.

Inter e Milan hanno il più alto numero di abbonati, con exploit come quello di Inter-Cremonese in cui un martedì sera sono stati raggiunti i 70.000 paganti, ma la replica alla perplessità per la riduzione drastica è che è la “tendenza” di oggi a definire la scelta. Davvero? L’Allianz del Bayern ha una capienza di 75.000posti, il Wanda Metropolitano dell’Atletico ha 69.000 posti, il Santiago Bernabeu 81.000 posti ma sta lavorando per arrivare 85.000, il Nou Camp 96.000 posti, lo Stade de France 81.000, il Signal Iduna Park del Borussia Dortmund ne ha 81.000 e potrei andare avanti.
“E ma in Inghilterra la capienza non supera i 65.000…”
I casi di cui si parla appartengono soprattutto a Londra dove ci sono ben sette squadre, con una tradizione di stadi più ridotti che hanno ampliato nettamente la capienza, come dimostra il raddoppio degli spettatori dell’Arsenal da Highbury (38.000 posti) all’Emirates (62.000) e del Tottenham da White Hart Lane (36.000 posti) al nuovo Tottenham Hotspurs Stadium da 62.500.
La storia di un club si misura anche attraverso la natura di un impianto e l’idea architettonica (che sarà sicuramente valida) ma anche dalla dimensione. Non ci sono molte città come Milano, una città con una tradizione di tifosi presenti allo stadio molto importante. Fingere che non conti è grave, così come l’idea di lasciare per strada una buona fetta di pubblico più tradizionale a favore di un “nuovo” genere di spettatore.
Il dibattito pubblico è iniziato e abbiamo tutti la possibilità di partecipare e dire la nostra ad esempio sulla capienza, partendo dal sito www.dpstadiomilano.it
Ora abbiamo da risolvere anche i problemi del campo dove l’Inter tornerà con assenze pesanti e un Bastoni e De Vrij ai minimi storici.
Ci attendiamo comunque una risposta incoraggiante.
Amala