L'Inter entra finalmente in politica

L'Inter entra finalmente in politicaTUTTOmercatoWEB.com
giovedì 9 settembre 2021, 22:08Editoriale
di Lapo De Carlo

Parto  da un inciso: non è un articolo nostalgico che rimpiange il calcio di un tempo e abbatte quello attuale. Certamente alle nuove generazioni non posso mentire: il calcio degli anni 70 e 80 a livello europeo è il più autentico che sia mai stato messo in scena. Autentico non significa più bello ma nonostante un calcio più ruvido e lento decisamente più sospirato. La premessa aggiunge che quel calcio era decisamente invisibile alla maggioranza dei tifosi ai quali era possibile avere accesso esclusivamente alle partite della propria squadra nel proprio stadio, alle partite della nazionale in tv e alle fasi finali delle coppe, nel caso un’italiana arrivasse in semifinale di Coppa dei campioni.


Il resto era radio, giornali e tanta immaginazione.
Il calcio italiano ha poi avuto un periodo sfolgorante tra gli anni 80 e 90 e poi qualcosa ha cambiato i meccanismi, aumentando esponenzialmente l’offerta.
Il “grande nemico” Adriano Galliani ha fatto una considerazione su quanto fosse migliore e più romantico il periodo di Moratti e Berlusconi ma rischia di essere un’analisi dal fiato corto se non si comprende cosa l’ha reso diverso e non migliore.


Parto dalla considerazione di Infantino, il quale ha finalmente fatto una dichiarazione nella quale sostiene che il calcio, specie a livello internazionale, ha un eccesso di partite, “spesso senza senso”. Infantino è però la stessa persona che vuole portare i mondiali ogni due anni. Il covid, gli stadi vuoti in Sudamerica e il pasticcio accaduto tra Brasile-Argentina stanno preoccupando i capi del calcio ma non più di tanto. L’ipocrita  slogan che questo sport sia di tutti e la resistenza alla Superlega non nasce altro che da presupposti economici, non certo etici, specie considerando quello che è stato fatto con migliaia di morti per fare un mondiale in Qatar, per accontentare il vero padrone del calcio mondiale di oggi: Al Khelaifi, presidente di tante cose tra le quali il PSG, al quale viene concesso di spendere senza alcun controllo e a cui è stato permesso di avere mano libera negli anni, salvo fargli pagare qualche multa.


E l’Inter in tutto questo come c’entra? Ci arriviamo.
Tra Uefa e Al Khelaifi gli intrecci partono dai miliardi di dollari investiti dall’emittente qatariota beIN Media Group per acquistare i diritti televisivi di Champions ed Europa League. Il sodalizio tra Uefa e il miliardario qatariota, quando gli interessi non saranno più convergenti si dissolverà
E’ probabile che la Superlega nasca proprio da lui, cambiando il soggetto politico che fa da sponda, magari proprio la Fifa.
In tutto questo l’Inter si pone in modo attento. E’ un club dalle grandi ambizioni, a prescindere dalla squadra e le difficoltà della proprietà, brillantemente risolte dalla dirigenza. L’Inter esiste e resiste perché non ha la possibilità di ridimensionarsi.
La macchina è troppo grossa perché possa ridurre la sua prospettiva come è accaduto per troppo tempo negli anni 10 del 2000. Un club come quello nerazzurro rispetto al passato non vive più di idee e orizzonti temporali medio brevi, basati su buone campagne acquisti e non potendo appoggiarsi nemmeno su magnati, a meno che non abbiano 60 miliardi di capitale e velleità strategiche come quelle di Al Khelaifi.
Moratti amava l’Inter e guardava soprattutto al suo interno per poterla migliorare ma il calcio è diventato soprattutto politica e fintanto che l’Italia conta ancora qualcosa il club cerca di sfruttare la posizione.
Si spiega anche così l’ingresso di Alessandro Antonello nel board dell’Eca, l’organismo che rappresenta le società calcistiche a livello europeo e che era stato presieduto da Andrea Agnelli fino a pochi mesi fa. L’ingresso di un rappresentante dell’Inter mostra uno scenario di continuità della dirigenza e una strategia a lungo termine per poter essere dalla parte giusta quando ci saranno altri cambiamenti.
Ho sempre pensato che l’Inter non pesasse politicamente. In Italia le nostre presidenze hanno sofferto il peso politico e gli intrecci della Juventus e poi del Milan, in certi momenti persino della Roma, come dimostra la vicenda Falcao, saltato su pressione “spintanea” di Andreotti verso Fraizzoli. In Europa il Real Madrid ha dominato la scena politica, (metafora perfetta quella che venne descritta da Peppino Prisco che raccontava di come la Uefa non diede lo 0-3 a tavolino all’Inter per la biglia a Bergomi al Bernabeu quando aveva trovato l’avvocato degli spagnoli che parlava amabilmente col giudice prima del dibattimento). Oggi Marotta è proprio l’uomo che sta organizzando la rete politica nella quale il club può e deve muoversi. Finalmente si da peso ad un mondo, quello politico, che non piace ma con il quale si deve convivere prendendo possibilmente i maggiori vantaggi possibili.
La vera ricchezza potrebbe essere questa.
Amala