Ci siamo fatti un’idea

Ci siamo fatti un’ideaTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 24 agosto 2022, 06:45Editoriale
di Lapo De Carlo


Non siamo abituati a vivere mesi di agosto tanto importanti. In passato il preliminare di Champions League ci aveva catapultati nel pieno della stagione con un peso specifico delle partite che poteva condizionare il resto della stagione. L’Inter ha già iniziato bene, a Lecce per il risultato a San Siro per prestazione e punteggio. La nuova Inter ha sangue nuovo e circola nelle arterie della panchina, il titolare più importante è Lukaku ed è un caso anomalo di andate e ritorno accaduto poche volte nella storia del calcio.
A memoria mi viene in mente Georgatos che si separò dal nerazzurro una stagione e quando tornò non fece altrettanto bene. La modalità del belga è totalmente diversa come anche l’approccio da protagonista che è tornato a recitare dentro e fuori dal campo, come se fosse trascorsa una settimana e non un anno.

La curva lo ha ignorato, si sapeva e vedremo se questa indifferenza andrà avanti per molto. Stupisce invece la mancata acclamazione per Skriniar.
Sinceramente dopo la notizia della società che lo toglieva dal mercato, c’era da spettarsi uno striscione, dei cori dedicati, dei boati o incoraggiamenti importanti per lui. Al contrario c’è stato un certo entusiasmo per lui all’annuncio del nome e all’ingresso in campo ma ci si è fermati qua.
Tutti hanno segnalato l’importanza di Skriniar e la necessità della sua permanenza, i tifosi si erano innervositi giustamente per la quasi certezza della sua partenza e per questo vederlo in campo con lo Spezia è stato un grande evento salutato con sorprendente sobrietà.

Una delle critiche preventive mosse verso Inzaghi era quella che non vi fosse certezza di un utilizzo di Lukaku con lo stesso criterio tecnico di Conte, dunque che fosse possibile un rendimento al di sotto delle aspettative. In effetti nelle amichevoli il belga era parso scollato dal resto della squadra ma nelle due gare ufficiali i movimenti sono tornati ad essere quasi identici a quelli che faceva con la precedente gestione.
La difesa sta entrando in forma ma il vero stress test sarà venerdì sera, contro una Lazio che nelle ultime due stagioni ha prevalso all’Olimpico. Due anni fa la partita valeva la lotta scudetto e venne persa nonostante l’equilibrio, l’anno scorso l’Inter si trovò persino a dominare per quasi un’ora, restando in vantaggio fino al rigore per il mani di Bastoni, per poi perdere dopo il controverso caso nato da uno scontro falloso a centrocampo fra Lucas Leiva e Dimarco, con un fallo non fischiato da Irrati per regola del vantaggio e con successiva azione prima dell’Inter e rovesciamento di fronte, durante il quale i giocatori nerazzurri chiedevano a quelli laziali di metterla fuori. La rissa, le polemiche, un’espulsione ma resta il fatto che a Roma con la Lazio la tradizione recente è pessima e va ribaltata.

La questione Gosens resta aperta, il giocatore non da nessuna certezza ed è beffardo se si pensa all’investimento che ha fatto la società. Di Marco può fare meglio come quinto di centrocampo, specie in gare come quelle contro lo Spezia mentre per la questione portiere se ne riparlerà dopo la partita di venerdì, quando è probabile che Handanovic verrà maggiormente sollecitato.

Il caso Acerbi è invece anomalo. Il giocatore pare ormai sempre più certo, sarà l’ultimo rinforzo della campagna acquisti. La rivolta di una parte dei tifosi, specie sui social, nasce da meccanismi che rispondono più a emotività che a logiche razionali. Se si trattasse solo di perplessità sulla qualità tecnica e l’età del giocatore saremmo tutti d’accordo: tanto valeva tenere Ranocchia ( a proposito, in bocca al lupo a “Froggie”) ma qui si parla di un ghigno che sarebbe la causa reale del disprezzo dei tifosi.
La famosa azione incriminata nella quale il difensore si fa beffare e il Milan segna un gol che svolta il Campionato nasce in realtà da un madornale errore di Marusic prima che del centrale, il quale tra l’altro aveva subito un azione fallosa da Tonali. Il ghigno è un momento ma credere davvero che lo abbia fatto per la gioia di aver subito gol dal “suo Milan” va oltre. Molto oltre. Troppo.
Avremmo preferito Chalobah o Akanji ma se arriva Acerbi non gli si faccia una guerra autolesionistica.
Amala