Foster: "Milano è sempre stata fonte d'ispirazione per me, vi racconto il nuovo stadio"
<strong>Lord Norman Foster</strong>, architetto che insieme a <strong>David Manica</strong> ha presentato oggi il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan nella cornice del Castello Sforzesco: “Sono venuto per la prima volta a Milano 67 anni fa, da studente. Mi ha ispirato, e da lì sono sempre tornato, trovando la città sempre una fonte di ispirazione come la prima volta, dalla moda al design, all’architettura. È stata una fonte di ispirazione per tutti noi. Però, oltre a Milano, ci sono due squadre leggendarie, che hanno diviso uno stadio, con un’anima che va quasi al di là del calcio. È un posto leggendario, un simbolo. Perciò, per tutti noi, è una sfida davvero affascinante partecipare a questo progetto: come andare oltre e creare qualcosa che abbia tutte queste qualità, ma vada ancora oltre quello che la struttura esistente non può garantire. Con <strong>David Manica</strong> siamo andati indietro di vent’anni, al primo stadio fatto insieme, Wembley a Londra. Il tetto protegge dagli elementi naturali, ma serve anche a immagazzinare energia: abbiamo valutato le necessità delle strutture e trovato una soluzione con una struttura che potesse fare tanti lavori allo stesso momento, un triangolo. Serve a tenere insieme tutto, e a creare una linea chiara. Abbiamo pensato a una struttura che si inserisse nel contesto cittadino, con il background delle montagne, e abbiamo ideato un podio per lo stadio, che consenta di far circolare l’aria e di dare protezione. Nel giorno della partita proietterà l’identità e i colori dei club, con più livelli tra hospitality e livello base. I colori rappresenteranno la squadra in campo in quel giorno”.
<strong>Come si può andare oltre lo stadio?</strong>
“La domanda è: come prendi la leggenda di San Siro e come costruisci a partire da quello? La pendenza delle curve è di 37 gradi, la circolazione consentirà ai tifosi di spostarsi rapidamente e facilmente. L’acustica ha un ruolo centrale, abbiamo fatto tutto quello che San Siro ha già, cercando di fare un passo avanti, e questo ha ispirato la forma dell’edificio sia dall’esterno sia dall’interno. È radicato nel presente, ma anche inclinato verso il futuro”.
<strong>Il rapporto con la città?</strong>
“Quando pensi a una città, non pensi alle singole strutture, ma alla connessione con le altre. Dentro è diverso, ma il quadro cittadino è che questo stadio farà parte delle strutture cittadine: farà parte del paesaggio, e sarà conosciuto oltre l’Italia. È qualcosa di globale, e va oltre la sua immediata funzione. Però, ovviamente, tutto è incentrato sull’esperienza calcistica: come abbiamo detto, è una risposta alla necessità di unire i tifosi, la folla. È parte di un destino infrastrutturale della città”.
<strong>Come immagina questo stadio tra 100 anni?</strong>
“Beh, se guardiamo indietro anche il Meazza è cambiato tanto. E questo vale per qualsiasi struttura, i teatri e via dicendo. Se guardiamo al periodo da qui a 100 anni, farà parte di uno dei simboli della città”.

