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Labate: "Brozovic, rinnovo ad ogni costo. Lautaro? E' la Legge di Murphy..."

ESCLUSIVA - Labate: "Brozovic, rinnovo ad ogni costo. Lautaro? E' la Legge di Murphy..."TUTTOmercatoWEB.com
giovedì 18 novembre 2021, 19:24Esclusive
di Daniele Najjar

"Interista Social Club. Viaggio al termine delle nostre notti insonni nell'anno dello scudetto": questo il titolo dell'ultimo libro pubblicato dal giornalista del Corriere della Sera, Tommaso Labate. "Un libro di sentimenti" - spiega Labate ai microfoni de L'Interista - ". Siamo in un'epoca in cui di sentimenti in giro sembrano essercene veramente pochi. Il calcio è una di quelle cose che li risveglia ancora e li rende liberi da ogni condizionamento di sorta".

Un libro, è bene precisare, concepito e scritto prima dell'inizio dell'attuale stagione. Anche se, per certi versi, descrive in pieno stati d'animo e situazioni che la tifoseria nerazzurra vive quotidianamente, anche oggi a pochi giorni da una sfida decisiva come quella che attende la squadra di Inzaghi, domenica contro il Napoli.

Una lettura che non riguarda solamente il calcio, dunque, ma anche la sfera sentimentale, filosofica di questo sport e della Beneamata"E' come" - continua il giornalista - "quando sei innamorato, o sei legato ai  tuoi genitori: vige la doppia morale. Come vengono considerati loro o la tua amata, non vengono considerati gli altri. Ecco: il calcio è un altro posto in cui si usa la doppia morale. Racconto l'esempio di un caso in cui un episodio di doppia morale legato all'Inter mi ha portato a fare dei ragionamenti che non avevo fatto in precedenza".

Nel libro parli del "nostro ottavo vizio capitale inculcato alla nascita nell'animo nerazzurro": il pessimismo.

"Il pessimismo è una cosa che riguarda sicuramente a varie latitudini il tifoso in generale, ma nell'interista c'è questa sorta di 'melosentismo': quelli che ti dicono: 'Me lo sento'. 'Ma perché?', gli si chiede. Risposta: 'Perché me lo sento'. Prima di una partita a volte l'interista 'se lo sente', molto spesso per cose che non andranno bene, ovviamente. Nel libro raccolgo alcuni episodi ricostruiti ex-post del 5 maggio 2002: per esempio l'interista che apre il Corriere della Sera e ci trova uno speciale dedicato all'ansia, come se quello fosse il segnale che qualcosa non dovesse andare per il verso giusto".

A proposito di segnali, che segnali ti arrivano oggi dal mondo Inter?

"Tenendo sempre separato il libro dalla stagione in corso, visto che ho  terminato di scriverlo prima, la squadra mi piace tanto, come gioca, anche se ci fa palpitare un po' di più rispetto alla versione contiana. Ha un andamento fino ad ora, e sottolineo fino ad ora, migliore in Europa, anche se ha un competitor in più in campionato che è il Napoli".

In questo momento siamo in una sorta di intermezzo fra la gioia ed il catastrofismo di cui parli, in attesa di capire dove può arrivare questa squadra?

"Ho ritrovato in un esperimento di metaletteratura, se così si può dire, questa situazione nello scrivere il libro. Avevo cominciato a scrivere il libro dopo lo scudetto improntandolo in un modo, con il grande murales dedicato a Lukaku, le dichiarazioni sulla seconda stella da conquistare. Poi, quando il libro stava per essere consegnato alla Mondadori, sono venuti via prima Conte, poi Hakimi e Lukaku. Poi altri fatti particolari: l'Inter portava sulla maglia lo sponsor rimandante ad una storica azienda italiana, oggi ce n'è uno che ancora non ho capito cosa tratti, ha un'insegna che mi ricorda le sale Bingo e le luci di Las Vegas".

Una tifoseria comunque ormai temprata.

"Effettivamente l'interista ha una capacità di adattamento alla situazione che cambia molto maggiore rispetto agli altri. Siamo passati spesso dalle stelle alle stalle in 5 minuti. Ad inizio anno personalmente ero molto più pessimista, ma quando poi vedi Dzeko giocare in quel modo, ti devi rimangiare tutto quello che dicevi o pensavi".

Venendo al campo, è la partita della riscossa per Lautaro?

"E' tutto da vedere. Dzeko in tutta la stagione scorsa aveva segnato in tutto l'anno meno di quello che ha fatto ora che siamo ad un terzo della stagione. Gli attaccanti, così come i portieri, hanno questa sorta di strana regola per la quale li vedo quanto più vicini alle normali persone che vanno al lavoro quotidianamente: sull'onda dell'entusiasmo ci sono delle giornate che se cominciano bene, poi gira tutto bene. Poi invece capitano periodi dove si avvera la Legge di Murphy. Per invertire la tendenza può bastare segnare un gol".

Rinnovo Brozovic: lo accontenteresti ad ogni costo?

"Sì, ad ogni costo. Se fossi azionista voterei 'sì' per fare eventualmente anche un sacrificio extra per assicurarci le prestazioni di Marcelo anche per i prossimi anni".

L'interista "governomonti", come lo definisci tu, come si può mandare in soffitta, voltando pagina?

"Questo è un aspetto molto interessante: adesso ci si lamenta con i giocatori perché nessuno salta più l'uomo, non vedi più dribbling. Ma il problema è che al bar non si commenta più questo, ma le plusvalenze, gli ammortamenti, i bilanci. Non è bello il calcio commentato da tifosi che sembrano i fan del Financial Times. Il modo per invertire la situazione è quello di instillare nelle società l'azionariato popolare: l'Inter ha la possibilità concreta, bisogna vedere se la raccoglie. Se bisogna fare il tifoso 'governomonti', almeno lo si farebbe essendo coproprietari con la società".