Simone e l'Inter di oggi

Simone e l'Inter di oggiTUTTOmercatoWEB.com
domenica 20 marzo 2022, 21:17Editoriale
di Gabriele Borzillo

La mia riflessione domenicale parte da lontano, da una squadra ricostruita in fretta e furia – al netto delle credenze più o meno popolari la partenza dell’ex centravanti assai tifoso del Chelsea non era in preventivo così come l’abbandono di Conte, inatteso, che almeno si sappia e non si inventino mondi paralleli – con la necessità di lottare per un posto al sole, cercare il passaggio del girone Champions, offrire ai tifosi un gioco apprezzabile e coinvolgente.

Simone Inzaghi di anni quarantacinque (45 in cifre, il prossimo cinque aprile saranno quarantasei, 46 in cifre) sceglie di rischiare lasciando il lido sereno sponda biancazzurra di Roma per imbarcarsi alla volta di una panchina, quella interista, capace di farti cambiare colore dei capelli in pochi mesi. Non è un discorso meramente economico, è una sfida. In primo luogo verso sé stesso, poi verso coloro che gli hanno sempre rinfacciato di voler rimanere a casa invece di scoprire il mondo, un po’ come quei ragazzi pervicacemente legati all’abitazione genitoriale, non per veri problemi economici, più per abitudine e comodità.

Il suo arrivo a Milano non viene salutato come lo sbarco del nuovo Messia pallonaro: mah, vediamo, non arriviamo nemmeno quarti, la griglia delle squadre, il fuggi fuggi generale (ecco alle volte, quando ci viene l’insulto facile verso questo o quel calciatore, pensiamo che qualcuno qui ci è rimasto di propria volontà nel momento più difficile, dichiarandolo e, soprattutto, facendolo, tanto per ricordare, la memoria corta abbonda), ma cosa vuoi che combini, ridimensionamento et similia hanno fatto parte del vocabolario dell’interista un filo pessimista e, perché no, anche di qualche audace commentatore, sia mai che ci azzecco e poi posso urlare al mondo io l’avevo detto. Beh, io no. Non l’avevo detto e, anche al netto di qualche errore e orrore di troppo, qualche incazzatura di brutto, qualche desiderio di scrivere cribbio cosa stiamo combinando, l’affetto per questo ragazzo con la voce afona dopo ogni partita e con la passione per il bel gioco è cresciuto poco alla volta. Perché sì, perché anche Simone sbaglia. Come gli altri, a volte anche più di altri. È giovane, l’ho scritto e lo ribadisco, non ha mai corso per vincere il campionato, la sua comfort zone è lontana anni luce dalla centrifuga nerazzurra. E poi, se cerchiamo il puro ragionamento terra terra, c’è qualcuno di meglio in giro? Chi o cosa prendi? A meno che, nel frattempo, non sia capitato chissà cosa. Io perlomeno so di pochi soldi, molta autogestione, tetto salariale, niente spese folli, uno entra e (circa) uno esce. Però, situazione economica a parte, se la tua squadra gioca male, combina poco, corre a vuoto, ha perso bussola e distanze beh, figlio mio, bisogna inventarsi qualcosa, un piano alternativo, soluzione B se la A non funziona. Invece, dimostrando tutta la sua inesperienza e la poca capacità di gestire situazioni pesanti dove la pressione è alta, Simone continua a insistere come nulla fosse, come l’orchestrina strimpellante sul ponte della nave che affonda, va tutto bene.

Invece no, non va tutto bene. Non va bene (quasi) niente.

Le partite sono sempre meno, la strada intrapresa non sembra quella giusta. C’è da invertire il senso di marcia, questa è una via a fondo chiuso. Non parlo nemmeno più di scudetto, primato, seconda stella. C’è da abbassare il capino, riflettere su determinate scelte, respirare profondamente e cercare di ripartire. Le possibilità di farlo ci sono, questa squadra ha mostrato bel calcio in un recente passato che sembra anni addietro. Quindi, senza troppi patemi e pianti, rialziamoci. Per tirare le somme a fine maggio.

Alla prossima.