A danneggiare il calcio sono i demagoghi, non i Bastoni

A danneggiare il calcio sono i demagoghi, non i BastoniTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 07:30Editoriale
di Lapo De Carlo

Premessa: quello che ha fatto Bastoni in pochi secondi è sgradevole e sbagliato.
I tifosi dell’Inter che oggi omaggiano il difensore, se fosse stato espulso per simulazione, l’avrebbero massacrato. Era già successo col Liverpool quando, pur non avendo commesso alcun fallo, era stato penalizzato per un gesto che ha ingannato un arbitro non molto sveglio. Chivu lo aveva anche rimarcato.
E’ stata una furbata plateale, rischiosa e con un esultanza che abbassa la reputazione di un club che da sempre aspira ad altri valori.
Kalulu ha commesso un'ingenuità allungando la mano e ha pagato caro per un evidente errore. I giocatori tendono a fare questo genere di furbate e presto il regolamento cambierà per punire severamente questo atteggiamento. Lo stesso Kalulu all’11° minuto ha chiesto all’arbitro di intervenire su un fallo di mano di Zielinski ad un passo dall’area, salvo omettere che il primo a prendere la palla col braccio era stato lui. Quando conviene tifosi e stampa lo ascrivono ad una scaltrezza, una malizia dettata dall'esperienza, quindi sottintendono una qualità. In questo caso diventa una "porcata"
La disonestà dei giocatori e quella intellettuale di chi rilascia opinioni è un problema culturale storico. Molto italiano.
Il gesto del difensore nerazzurro tra l'altro è stato riconosciuto da tutti. E la sua esultanza è stata giustamente condannata.
Tuttavia le conseguenze di questo atto sono tracimate in un plotone di tribuni da tastiera che ha ritenuto opportuno abbassare Bastoni al rango di un essere spregevole. Tanto da spingere decine di personaggi pubblici con un alto numero di follower a istigare il loro pubblico, già particolarmente alterato, con accuse deliranti, con tutto il rispetto per la parola “delirio”.
Le conseguenze sono che a Bastoni, moglie e la figlia sono stati minacciati e gli è stata augurata una brutta fine. All’arbitro La Penna sono arrivate esplicite minacce di morte e la richiesta da parte della polizia di non uscire di casa. E’ stata chiesta l’esclusione del difensore nerazzurro dalla Nazionale.

Tra il primo e il secondo tempo Comolli è stato fermato dall’aggressione fisica all’arbitro, John Elkann ha chiamato Gravina e Roberto Saviano ha apertamente parlato di Marotta corruttore, che altera gli equilibri del calcio, facendo esercizio fraudolento del potere.
Nel frattempo editorialisti e personaggi di ogni genere, hanno sentito l’esigenza di ammannire lezioni etiche, condensati di retorica e fiumi di indignazione per un “gesto che rovina l’immagine del calcio italiano”.



Uno dei sinonimi di “simulazione” è “ipocrisia”. Ed è esattamente una delle modalità conformiste che in Italia tendiamo ad accendere a convenienza.
L’unica lezione è che ci sono troppi Masaniello, troppi affabulatori, gente che si è reinventata opinionista, condensando di estremismi, senza assumersi responsabilità, che piacciono tanto ai tifosi. Perciò persino le minacce di morte hanno uno sdegno che dura poche ore. I tifosi tutti sono manipolati da chi sfrutta la passione e la dirotta verso l’odio, persino da chi dice, perché funziona sempre, di “dire solo la verità”.
Il ruolo della stampa sarebbe fondamentale nell’analizzare le cose equamente.
Va usato però il condizionale. Facciamo un esempio:
il 29 aprile del 2018, il giorno seguente alla sfida tra Inter e Juventus. La squadra di Spalletti aveva giocato una grande partita in dieci per l’espulsione di Vecino al 18° minuto del primo tempo, dopo una revisione spregiudicata del Var. Pjanic venne invece risparmiato dalla stessa sorte, nonostante un fallo plateale davanti all’arbitro che gli sarebbe costata la seconda ammonizione. L’Inter era comunque in vantaggio 2-1 legittimando il punteggio nonostante l’intera gara in 10. La Juventus rimontò e vinse nel finale con Higuain. Il giorno dopo i titoli dei giornali erano i seguenti: “Juve infinita, Inter inferocita” sulla Gazzetta, “Mostruosi” sul Corriere dello sport e “Una Juve pazzesca” su Tuttosport. La Juventus avrebbe poi vinto lo scudetto sul Napoli, grazie a questa partita.
Si parlò molto di calcio e dell’episodio, replicando ai tifosi dell’Inter che l’arbitro è l’alibi dei perdenti, discutendo pure se il fallo di Pjanic meritasse l’espulsione.
Domenica mattina, con una situazione praticamente identica, i titoli dei tre quotidiani sono stati: “Fuga Inter, Furia Juve” sulla Gazzetta, “Il danno” sul Corriere e “Facile, così” su Tuttosport.

Per chiudere con la partita, la vittoria è sicuramente importante ma non cancella il problema degli scontri diretti in Italia. L’Inter ha giocato il primo tempo senza la consueta serenità, applicando male gli automatismi e con un approccio alla gara molto timido.
Ha avuto occasioni importanti come il doppio palo ma la stesura era priva di personalità.
Fino al 90°, con la Juve in dieci, si era sul 2-2. Se vogliamo raccontare solo l’epica di una vittoria è legittimo. Chivu però sa benissimo che è stata un Inter al minimo: “Io penso a quello che è stato il blocco mentale e fisico in questa partita. Forse i due anni senza vincere contro Juve, Milan e Napoli ha pesato, ho visto una squadra bloccata”.
E’ così. Questa vittoria è stata una medicina ma per guarire la squadra deve giocare un grande derby, con la testa libera e la sfacciataggine che si vedeva fino a due anni fa.