Assumere una doppia veste per riscoprirsi centrale: Bisseck e la metamorfosi del 2025
Il 2025 è stato quello della maturazione per Yann Bisseck. Tra picchi di rendimento e disattenzioni gravi costate caro alla sua squadra, il difensore tedesco ha vissuto un anno pieno, in grado di forgiarlo e di plasmarne una nuova versione in maglia nerazzurra.
Un Bisseck non impeccabile: la stagione 2024-2025 si conclude nel peggiore dei modi
Partendo dal principio, ossia dal rendimento nella fase intermedia e in quella finale della scorsa annata, ciò che emerge in maniera evidente è la mancata capacità di Bisseck di confermarsi con costanza nel corso delle varie giornate di Serie A e Champions League. Alternando prestazioni convincenti ad altre da rivedere, il calciatore nerazzurro non è riuscito a persuadere l'allora tecnico Simone Inzaghi dell'opportunità di attribuirgli uno status paragonabile a quello del titolarissimo nel ruolo di braccetto destro, ossia Benjamin Pavard. Ciò fa ancora più rumore in quanto, nella scorsa stagione, non si è vista la miglior versione del difensore transalpino, a differenza di quanto da lui fatto ammirare nell'annata precedente, quella della seconda stella con Pavard come uno degli interpreti primari dell'Inter scudettata. Il mancato raggiungimento di un livello assimilabile a quello dell'ex Bayern Monaco è la conseguenza di un nodo che si è associato alle prestazioni di Bisseck, in continuità con un difetto strutturale che ne ha accompagnato finora l'esperienza in nerazzurro: la tendenza a perdere la concentrazione nell'arco della gara, a cui si connette l'esposizione al pericolo dato dalla potenziale commissione di un fallo da rigore o di un errore in marcatura nei momenti decisivi di un incontro. L'esempio emblematico, in questo senso, è offerto dal "mani" del tedesco nella penultima sfida di Serie A contro la Lazio, cui è conseguito il gol dal dischetto di Pedro, con il 2-2 finale che ha spento i sogni scudetto della compagine meneghina.
Un Bisseck che costruisce una propria nuova identità: la stagione 2025-2026 è quella dell'upgrade auspicato
Con l'approdo di Cristian Chivu sulla panchina dell'Inter, si è assistito a un graduale passaggio alla versione 2.0 di Bisseck in maglia nerazzurra. Da calciatore ancora da formare a figura in grado di costruire l'edificio del suo protagonismo all'Inter. Ma com'è avvenuta tale svolta? Per comprenderlo, occorre concentrare innanzitutto il proprio sguardo sulla transizione, sulla destra, da Pavard ad Akanji, e sugli interrogativi del tecnico rumeno a proposito del ruolo di Acerbi nel suo scacchiere.
Da un lato, dunque, emerge la figura di Akanji come titolare inamovibile nel ruolo di braccetto destro; dall'altro, si assiste a una riduzione del minutaggio assicurato ad Acerbi nel corso della stagione. Tali due situazioni si traducono, sul piano afferente al difensore tedesco, nella progressiva individuazione di Bisseck come in grado di soddisfare due differenti esigenze tecnico-tattiche del proprio mister: agire al centro della retroguardia, per dare maggiori garanzie nelle situazioni in cui sia chiamato a difendere tanti metri alle proprie spalle; occupare la sua casella "tradizionale", ossia quella di destra, per consentire ad Akanji di ergersi a custode della difesa nerazzurra occupandone la posizione centrale.
Dalla nuova centralità del difensore tedesco all'Inter è derivata la consapevolezza di come, tramite il lavoro di Chivu e l'originarsi di circostanze che hanno agevolato tale realtà, il futuro possa servire per puntellare l'architrave di una storia che ambisce a vivere tanti nuovi capitoli. Nel segno di una continuità, nell'esperienza di Bisseck con il club meneghino, che troverebbe terreno fertile anche nel 3-4-2-1 con cui il tecnico rumeno potrebbe completare la "riforma graduale" da lui promossa dal momento del proprio arrivo all'Inter.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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