Salmonari a chi? Dal Bodo arriva una lezione per tutti: il blasone non va in campo
Prima dell'Inter era stata la volta di Manchester City e Atletico Madrid, non esattamente le ultime arrivate in Champions League: ecco, se tre indizi fanno una prova, il Bodo/Glimt non può più essere definita solo come una sorpresa bensì una realtà ormai consolidata del calcio europeo. Del resto già nella passata stagione era riuscita a spingersi fino alla semifinale di Europa League prima di arrendersi al Tottenham poi vincitore della competizione.
Il sorteggio di Nyon era stato accolto favorevolmente dall'ambiente nerazzurro, tutti più o meno inconsciamente avrebbero evitato volentieri l'incrocio con Benfica di José Mourinho, ma col senno di poi si è un po' sottovaluto l'avversario perdendo di vista la situazione. A fare la differenza nel doppio confronto è stata la maggior freschezza dovuta alla sosta del torneo nordico: se Hauge e compagni sembravano volare in campo, l'Inter era appesantita e priva del cambio di passo necessario per intaccare le certezze dei norvegesi.
A conti fatti la qualificazione l'Inter non l'ha persa tanto nel doppio confronto quanto nella League Phase, dove dopo aver superato brillantemente le prime quattro gare, sfruttando al massimo i vantaggi di un calendario alla portata, ha compromesso tutto con tre sconfitte ed una sola vittoria nelle altre quattro.
Probabilmente con l'accesso diretto agli ottavi senza la trappola dei playoff, adesso saremmo qui a parlare di un'altra storia ma nel calcio, come nella vita, con i se e i ma non si va da nessuna parte. L'unica cosa da fare ora è metabolizzare la sconfitta, facendo tesoro della lezione ricevuta per non ripetere in futuro gli stessi errori.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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