"L'Inter il mio vero rimpianto. Avrei avuto un'altra occasione ma Ausilio...", così si sfoga Viviano

"L'Inter il mio vero rimpianto. Avrei avuto un'altra occasione ma Ausilio...", così si sfoga VivianoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Paolo Rattini/Pegaso Newsport
Oggi alle 17:00News
di Redazione

Emiliano Viviano, ex portiere, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Tra i temi anche un flashback nerazzurro. Le sue parole:

Lei ha avuto la maglia di Arsenal, Sporting e Inter senza giocare un solo minuto: il destino le ha rubato qualcosa?

"All’Arsenal c’era Wenger: mi aspettavo un rivoluzionario, come proposta era un tecnico normale, ma non giocai perché Szczesny fece un’annata pazzesca e c’era anche Fabianski. Allo Sporting fu una questione politica: mi aveva voluto il presidente Bruno de Carvalho, quelli arrivati al suo posto mi fecero la guerra. Tre milioni di cartellino e neanche un’amichevole, una panchina. Mihajlovic non iniziò neanche, gli altri allenatori arrivavano e mi chiedevano: 'Perché non giochi?'. 'E io che ne so?'. Me lo spiegò il quarto, Marcel Keizer: 'C’è l’ordine di non convocarti'". 

E l’Inter? 

"Nella mia carriera ho preso diverse decisioni con la pancia, quello è l’unico vero rimpianto che ho. Non ho mai giocato perché ho fatto di tutto per andarmene, contro il volere della società: Julio Cesar era al suo ultimo anno, stavano guardando verso qualcosa di nuovo e me lo dicevano anche, solo che non gli credevo. Una delle cazzate di cui sopra". 

Prima, quando era in comproprietà con il Bologna, Mourinho la teneva d’occhio. 

"Sicuramente lo fece quando si giocò un Bologna-Inter abbastanza delicato, e lo fece alla sua maniera: si mise dietro la mia porta per tutto il riscaldamento. Era il suo modo per dirmi 'Ti tengo d’occhio', per capire come reagivo sotto pressione. Ma anche un modo furbo per mettermi pressione addosso in quella partita, appunto". 

L’Inter si riaffacciò nella sua vita sette anni dopo quella separazione, dopo l’esperienza allo Sporting. 

"Si era infortunato Handanovic, avevo fatto le visite mediche e anche un allenamento, poi sono stato chiuso in un albergo ad aspettare a vuoto. Non mi hanno mai spiegato cosa fosse successo davvero: qualcuno disse volontà di Handanovic, altri di Conte, fatto sta che mi chiamò Piero Ausilio: 'Vivio, non si fa'. E amen".