De Calò sulla Gazzetta: "L'Inter di Inzaghi faccia pesare la storia del club"

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sabato 10 giugno 2023, 14:22News
di Marco Corradi

Dalle colonne della Gazzetta dello Sport, Alessandro De Calò analizza così Manchester City-Inter nel suo editoriale: "La finale di oggi, a Istanbul, è la numero sei nella storia dell’Inter. Da quando ha cominciato a farlo nel secolo scorso, ne gioca in media una ogni dieci anni. È da un pezzo che la Coppa Campioni si è trasformata in Champions League: abbiamo visto crescere le orecchie con cui viene sollevata, e assistiamo all’inesauribile moltiplicarsi del montepremi e di squadre che entrano nel gioco. Tutto è cambiato, eppure sul piano simbolico il quadro resta sempre uguale. Con la storia non si vince, ma senza la storia non si va da nessuna parte. È una questione di persistenze e stratificazioni. La Champions vive di caste abbastanza rigide e, in genere, apre le braccia della sua lenta mobilità a chi è capace di sedurla con modi poco sguaiati. I nuovi ricchi, come dimostra il percorso del Psg, fanno fatica a conquistarla. Pep Guardiola, che è una persona colta e sensibile – oltre a essere il migliore allenatore del pianeta – lo sa molto bene e l’ha ripetuto diverse volte.

Ora, tutta la bilancia della sfida di Istanbul pende dalla sua parte. Il valore dei club, la quantità dei milioni investiti, la media delle retribuzioni dei giocatori, i profili individuali, la qualità del gioco spalmato in campo e chissà quanti altri algoritmi. Ma se c’è una cosa che costringe il Manchester City a guardare l’Inter dal basso verso l’alto, questa cosa è la storia. Ha un significato e persino un certo peso. Il City ha giocato la sua prima finale due anni fa, e l’ha persa contro il Chelsea (0-1) nello stadio del Porto. Il match avrebbe dovuto giocarsi a Istanbul, proprio dove stasera andranno in campo Lautaro e Haaland, ma era stato dirottato in Portogallo a causa del Covid. Per i citizen, dunque, è il secondo tentativo. L’Inter, invece, aveva fatto centro al primo colpo quasi sessant’anni fa, in un giorno di maggio del 1964 a Vienna. Una volta De André raccontava che inevitabilmente dove finivano le sue dita dovevano cominciare le corde di una chitarra e così allo stesso modo – col 3-1 nella notte del Prater – si era conclusa la leggenda del Real di Di Stefano e Puskas ed era cominciato il mantra della grande Inter, con la filastrocca del Sarti-Burgnich-Facchetti. Nanni Moretti, poi, l’avrebbe portata sul grande schermo, consegnandola come una piccola icona all’immortalità del cinema.

I nerazzurri ne hanno vinte tre di finali, ognuna ha avuto contorni, risvolti e conseguenze differenti. Mi sembra che quella di stasera abbia qualche similitudine con la finale del 1972 a Rotterdam. L’Inter aveva perso 2-0 contro l’Ajax che allora era la squadra più forte del mondo, ma c’è una differenza fondamentale. In quell’Ajax giocava Johan Cruijff – e non a caso aveva segnato la doppietta decisiva – mentre nel City adesso ci sono diversi campioni, a cominciare dal bomber Haaland, ma nessuno all’altezza del maestro olandese".