Zenga: "Sommer è sempre una garanzia, al suo posto prenderei Carnesecchi o Vicario"
Nel giorno di Inter-Juventus, La Gazzetta dello Sport ha intervistato l'ex portiere nerazzurro Walter Zenga: "Ricordo ancora il primo, in Coppa Italia, 11 giugno 1983. Parai un rigore a Paolo Rossi. Perdemmo 2-1, ma chiudete gli occhi e immaginate di parare un rigore con la squadra della vita a 23 anni. Io l’ho fatto".
Walter, il più bello?
"Quello in semifinale di Coppa Italia, col rigore di Rossi parato all’ultimo minuto. Io ero un ragazzino, mi ritrovai di fronte mostri sacri come Boniek, Scirea, Cabrini, Gentile, Platini. Ho parato un rigore anche a lui".
Ma segnò sulla ribattuta, novembre 1985.
"Sì, mentre l’anno successivo, sempre dal dischetto, calciò fortissimo all’incrocio. Se mi avesse preso sarei finito dentro la porta col pallone. Aveva provato a beffarmi con un pallonetto dopo un’azione incredibile, ma tolsi la sfera dalla porta mandandola in angolo. Poi segnò su rigore nell’azione successiva. Mi diede un buffetto sulla testa dopo aver segnato. Un segno di rispetto di un campione. All’epoca era così, c’era stima reciproca".
Un altro rigore parato che ricorda con orgoglio?
"Uno a Baggio, sempre in Coppa Italia, febbraio ’92. Mi avrà segnato cinque o sei gol. Io posso dire di aver parato un rigore a Roby, lui di aver segnato a Walter Zenga".
Com’era una vigilia di Inter-Juve trent’anni fa?
"Un altro mondo. Ci riscaldavamo nei corridoi degli spogliatoi. L’altro giorno ho postato una foto di una tournée in Cina nel 1978, dopo la Coppa Italia Primavera. C’erano Anastasi, Beccalossi, Marini. Mi chiedevo: “Oh, ma davvero sono qui?".
Inter-Juventus, per anni, è stata Tacconi contro Zenga.
"All’epoca facevamo finta di litigare, ci mettevamo d’accordo per far uscire delle cose. Se ho giocato titolare in Nazionale tanti anni è perché dietro di me c’era lui che spingeva. Mi spronava. Ho sempre avuto un gran rispetto, e sono felice che adesso stia bene. Ha vinto la partita della vita. Quand’è stato male ho rotto le scatole al figlio per avere notizie, ero in prima fila alla presentazione del suo libro".
Attualità, ora: la stagione di Sommer è in ripresa?
"Innanzitutto, una premessa: se ci mettiamo a guardare gli errori di un portiere non ne usciamo più. Yann è uno di rendimento, una garanzia. Ha esperienza e qualità da vendere".
Cosa le piace di più di lui?
"La padronanza di sé. Non lo scalfisce nulla".
Chi prenderebbe al suo posto a giugno?
"Un portiere italiano: Vicario e Carnesecchi in prima fila, poi Caprile".
E Di Gregorio? Anche lui ha incassato qualche critica.
"Sì, ma da chi? Bisogna metterlo in conto. Se uno come Spalletti lo lascia titolare un motivo ci sarà. Dietro di lui c’è Perin, non uno qualsiasi, altrove giocherebbe quasi ovunque. Anche “Di Gre” è molto freddo, ed è la cosa che amo di più di lui. Poi non so se a casa mette le ginocchia sopra i ceci e piange, ma in campo trasmette sicurezza e personalità".
Spalletti è il top player di questa Juve?
"Ne ha tanti, ma lui di sicuro è uno di loro. Da allenatore l’ho affrontato diverse volte e mi ha sempre colpito la sua identità. Dovunque alleni, la sua squadra è riconoscibile".
Chivu l’ha sorpresa?
"Se a inizio anno mi avessero detto che l’Inter sarebbe stata tra le prime quattro a questo punto del campionato, avrei firmato. E invece è prima. Cristian è stato bravo a spazzare via le scorie di una finale persa 5-0 e di una stagione logorante conclusa senza trofei. Ha proposto un gioco verticale e fluido, mi piace".
L’Inter quindi è migliore dell’anno scorso?
"Alt, non farò mai un paragone. Sono contesti e stagioni diverse. Sono felice di aver visto la squadra di Inzaghi giocare bene per quattro anni, non va dimenticato ciò che fatto"
Dove si vede di più la mano di Chivu?
"Nella gestione del gruppo. Molti giocatori hanno ritrovato loro stessi. Ha ridato motivazione, ha fatto leva sul carattere. Dimarco, a oggi, è il miglior quinto del mondo. Sono fiero di lui perché mi ci rivedo un po’: è un interista cresciuto nel Calvairate che gioca per la squadra del suo cuore. Io ho iniziato a giocare nella Macallesi".
Il divario di 12 punti rispecchia la realtà?
"Sento dire che l’Inter non vince gli scontri diretti, ma servono davvero? Chivu non ha battuto Milan, Napoli e Juve, e quindi? È primo. E sono sicuro che anche la squadra ragioni così. Poi è chiaro che battere la Juve sia importante".
Un giudizio sui volti da copertina, Lautaro e Yildiz?
"Lauti è un leader. Uno che quando vince un premio o segna va in sala stampa a dire che il merito è della squadra. Kenan è talento puro. Uno di quelli per cui paghi il biglietto, come Nico Paz e Vergara. Senza gli infortuni non sarebbe emerso".
Un altro “Uomo Ragno” ci sarà mai?
"In realtà ce ne sono tanti".
Addirittura.
"Quelli che le dicevo prima, Carnesecchi, Caprile, Vicario. E aggiungo anche Corvi del Parma e Falcone".
Walter, come finisce Inter-Juve?
"Io sono superstizioso...".
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