Inter senza difesa
Prima di concentrarci sulla sfida di questa sera in Olanda dobbiamo capire se sta iniziando un mini calvario, completato con Feyenoord e Como o si possa sperare in una risposta immediata che metta a tacere la negatività dell’ennesimo derby perso in due anni e mezzo, contro formazioni rossonere mai superiori e affrontate sempre nel modo più inadeguato.
Ci sono ragioni specifiche, di natura tattica, mentale e fisica, che trasformano periodicamente l'Inter in una sorta di groviera: un collettivo che si consegna a bersaglio nei primi tempi, subisce, per poi mutarsi in un carro armato costretto a rincorrere e ribaltare la situazione.
Con il Milan, come con Real Madrid e Bruges il giochino però non ha funzionato.
La partita è parsa più simile a quella con i belgi di quanto non sia stata con gli spagnoli, dove la squadra di Chivu è rimasta in partita fino al termine.
Proprio sull'allenatore si sono concentrate le critiche più feroci, alimentate dal 4-5-1 iniziale e dai cambi ritenuti tardivi. È la spiegazione più semplicistica e demagogica che ci sia, ma gode di una popolarità intramontabile, a dispetto della logica.
Chivu aveva il reparto offensivo semi indisponibile. Lautaro lungo degente e soprattutto Pio e Bonny alle prese con malesseri, mentre Thuram non ha mai riposato, considerato che col Venezia avrebbe dovuto stare in panchina e proprio i problemi fisici dei compagni lo hanno costretto agli straordinari.
Ridurre quel 4-5-1 a un capriccio o alla velleità di stupire significa attribuire all'allenatore un'incomprensibile malafede, o peggio, una totale assenza di lucidità.
Offro delle valutazioni diverse
Barella, tra i peggiori in campo, ha parlato apertamente di un approccio sbagliato dall'inizio della stagione, invitando i compagni a un esame di coscienza. Un'autocritica onesta, se non fosse che lo stesso centrocampista guida la classifica dei giocatori più stakanovisti della Serie A per chilometri percorsi. Quando si corre troppo e male, ci si consuma in fretta.
Quasi tutte le gare di questo avvio sono iniziate con l'handicap di uno o due gol subiti. Lo stress delle rimonte, esaltanti nel punteggio ma logoranti nella gestione, ha prosciugato a tempo record una riserva d'ossigeno che, a nemmeno un terzo della stagione, fa già intravedere il fondo.
Nel derby, è vero, l'Inter ha tenuto il pallino del gioco dopo il raddoppio rossonero; ma spentasi la fiammata sulla super parata di Maignan a indirizzare la partita, il resto della gara si è trascinato tra idee sbiadite e conclusioni prevedibili, disperate, totalmente fuori misura.
La squadra correva senza elettricità, senza entusiasmo e, fattore ben più grave, senza convinzione. A irritare è soprattutto la sfasatura di chi sembra smarrire la percezione del peso specifico del derby. Troppo spesso si nota un atteggiamento quasi "imborghesito", distaccato, di fronte a un impegno che imporrebbe il raddoppio degli sforzi e un furore agonistico feroce. Al contrario, l'Inter attraversa intere porzioni di partita pascolando in campo con un parziale disinteresse emotivo, esibendo una fragilità vulnerabile a ogni colpo avversario.
Se di solito l'anestetico che i giocatori sembrano autoiniettarsi svanisce dopo il secondo gol subito, con il Milan la scossa è durata appena venti minuti.
Il secondo nodo cruciale riguarda la difesa. L'Inter ha due secondi portieri. Né Martinez né Provedel possiedono l'aura dei grandi portieri della storia nerazzurra. Akanji sta disputando una stagione ampiamente al di sotto delle attese, Bisseck nel derby è parso inizialmente svagato, Carlos Augusto si è fatto sorprendere sistematicamente da Moreira e l'intero reparto mediana arriva cronicamente con un secondo di ritardo sulle letture difensive. Le reti incassate nascono quasi sempre da amnesie e superficialità disarmanti. La carenza di difensori arcigni è l'elefante nella stanza: un problema evidente che difficilmente troverà soluzione nel mercato di gennaio, ma che si continua a far finta di non vedere.
La terza motivazione risiede in un'infermeria perennemente affollata. Tanti, troppi problemi muscolari impediscono a Chivu di ruotare gli uomini a sufficienza, smentendo nei fatti il luogo comune delle "due rose" allestite per competere su ogni fronte. Nelle ultime settimane il club ha toccato il picco di assenze per sovraccarico e mancato recupero, innescando un circolo vizioso implacabile: poche rotazioni significano calo drastico di energia, che a sua volta genera nuovi infortuni per eccesso d'impiego.
La trasferta di stasera contro il Feyenoord impone, come priorità assoluta, di evitare la disfatta. Se l'Inter dovesse varcare il campo con lo stesso piglio visto nel derby, le prospettive si farebbero cupe. Le energie fisiche sono ridotte all'osso, ma è la tenuta mentale a fare la differenza: resta da capire quale torpore anestetizzi la squadra fino a renderla apatica e impermeabile al contesto. Basterebbe ritrovare quel sacro orgoglio capace di rimettere in circolo la giusta tensione agonistica per ribaltare i pronostici e regalarci una notte di riscatto.

