Psicologo, innovatore e dal dna interista. Chivu vive l'Inter diversamente da Conte
Cristian Chivu è sempre più vicino a realizzare quella che, in base a quanto sostenuto da molti addetti ai lavori a inizio stagione, avrebbe tutte le sembianze di un'impresa sportiva. Da allenatore con 13 presenze in Serie A, il tecnico rumeno veniva percepito come inadeguato a un contesto, come quello nerazzurro, che ambiva a riconquistare nuovamente titoli dopo la sfortunata e amara ultima stagione di Simone Inzaghi, conclusasi con zero trionfi nonostante la finale di Champions e il -1 dal Napoli nella classifica della Serie A.
Non curante dell'appellativo di "stagista", Chivu ha sin dall'inizio compreso la necessità di indossare i panni dello "psicologo" per curare una creatura ferita dopo i destri sùbiti nel finale della scorsa annata. Nel farlo, il tecnico nerazzurro si è dimostrato in grado di comprendere quali corde toccare per risvegliare l'orgoglio dei propri calciatori senza, al contempo, far riemergere le cicatrici derivanti dalle delusioni vissute nei mesi precedenti.
Alle radici della rinascita
Alla veste "umana", Chivu ne ha saputo aggiungere una "tecnica", smentendo con evidenza chi sosteneva che non avesse le stigmate dell'allenatore da top club. Dopo un inizio difficile, con le due sconfitte nelle prime tre partite, l'Inter è rinata grazie a una commistione - voluta dal suo mister - tra le certezze del passato e le innovazioni del presente: al 3-5-2, non scalfito nelle sue linee essenziali dall'allenatore rumeno, si sono infatti associati nuovi ingredienti che hanno contribuito ad alimentare la forza della compagine nerazzurra. Pressing alto, riaggressione, aumento dell'indice d'intensità della sua squadra: sono queste le basi su cui Chivu ha impostato la ridefinizione della natura della sua Inter, incidendo su un meccanismo che già funzionava (come dimostrato dal percorso delle stagioni precedenti) in funzione aggiuntiva piuttosto che sottrattiva.
Il legame
A rendere ancora più speciale il possibile successo finale, in Serie A, dell'Inter di Chivu, vi è il vincolo di appartenenza che lega il tecnico rumeno alla società nerazzurra. Già nella storia, grazie alla conquista del Triplete nella stagione 2009-2010, il classe 1980 potrebbe entrare ulteriormente nella leggenda del club meneghino guidandolo alla conquista del suo ventunesimo scudetto. E potrebbe farlo non da "semplice professionista", bensì da anima di una squadra i cui colori ha tatuato sulla propria pelle: "Questi ragazzi hanno voglia, determinazione e orgoglio, hanno il dna Inter dentro e rimontare due volte il Como in pochi giorni è roba da pazza Inter". Così parlava Chivu, al termine di Inter-Como 3-2, rievocando il binomio pazzia-Inter su cui un precedente allenatore interista, Antonio Conte, aveva voluto chiarire la sua contrarietà. Questione di interismo, si potrebbe dire.
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