L'Interista

Pio Esposito bersagliato dopo la Bosnia. Siamo alle solite: la logica e l'etica soccombono

Pio Esposito bersagliato dopo la Bosnia. Siamo alle solite: la logica e l'etica soccombonoTUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 22:15Corsivo
di Michele Maresca

L'Italia ha perso contro la Bosnia, all'esito della lotteria dei calci di rigore, trovandosi per la terza volta consecutiva a guardare i Mondiali solo da spettatrice. Il risultato rappresenta lo specchio di problemi strutturali, che affliggono il nostro calcio, sui quali è opportuno effettuare, una volta per tutte, un'analisi complessiva che tenga conto di ogni dato di realtà.

Fra tali dati di realtà, di certo, non compare quello dell'opportunità di fare a meno di Francesco Pio Esposito, attaccante azzurro bersagliato per aver sbagliato il primo rigore della serie contro i bosniaci. Posto il dato dell'età (Pio è un 2005) e considerata la massima "i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli", la verità è comunque facile da enucleare in questo scenario: Pio è oggetto delle polemiche, di una parte della tifoseria azzurra, semplicemente perché rappresenta un patrimonio dell'Inter, la squadra che sta primeggiando in Serie A.

La logica deve prevalere

Per quanto gli sfottò siano parte integrante del modo in cui i tifosi intendono il calcio, nel caso di Esposito il discorso assume un significato diverso. Per colpire l'Inter, si sta oltrepassando il limite del "gioco" con l'obiettivo di mettere in difficoltà un giovane ragazzo che ha l'unica "colpa" di essere una pedina strategica del club nerazzurro in ottica immediata e futura.

Logica vuole che si torni ad agire secondo buona norma, rendendosi consapevoli del confine tra "sfottò" e "insulto gratuito" ed entrando finalmente nell'ottica di un doppio risultato da conseguire: ambire al benessere di un calciatore azzurro, che potrà fare la fortuna del calcio italiano negli anni a venire, e desistere da comportamenti che di etico non hanno nulla.