Inter, Chivu sta sottovalutando un problema: cosa non funziona
La forza mentale e della rosa dell'Inter è fuori discussione. Il problema è che sta iniziando a servire troppo spesso. Contro Napoli, Udinese e infine Roma nerazzurri sono andati sotto, arrivando addirittura a trovarsi sullo 0-2 in tre occasioni. Eppure, in nessuna di queste sfide, la squadra di Cristian Chivu ha finito per perdere. Un dato che racconta una qualità importante, ma che può essere letto anche dall'altra parte. Perché una squadra capace di reagire sistematicamente alle difficoltà dimostra carattere, ma una squadra costretta sistematicamente a farlo potrebbe avere un problema nel modo in cui entra nelle partite.
REAZIONE SI MA...
Dopo queste rimonte, il tecnico ha più volte sottolineato gli aspetti positivi: la grinta, la personalità, la capacità di non arrendersi, la volontà di continuare a giocare secondo i propri principi anche quando il risultato è sfavorevole. Ed è difficile dargli torto. L'Inter non si disunisce, non smette di giocare e soprattutto non sembra andare in confusione quando si trova sotto. Ma per quanto può andare avanti così.
Perché esaltare la reazione non dovrebbe significare trascurare ciò che la rende necessaria. Contro il Real è arrivato un gol dopo appena sette minuti; con il Napoli l'Inter si è trovata sotto 0-2; contro l'Udinese è successo nuovamente; all'Olimpico, infine, la Roma ha segnato due volte nei primi minuti. Quattro partite diverse, stesso copione: Inter costretta a rincorrere.
DIFESA
La corsia destra che vede Andy Diouf come titolare al posto di Dumfries, non sta garantendo una copertura sufficiente. La sua posizione lascia spesso Bisseck esposto e costringe il tedesco a occuparsi non soltanto del proprio uomo. Il francese ha sicuramente delle qualità, velocità e dribbling che alla rosa mancano. Ad oggi però in fase difensiva fatica parecchio.
Una situazione che finisce inevitabilmente per complicare il lavoro dell'intera linea difensiva. Se il braccetto è costretto ad allargarsi o ad abbassarsi per compensare, si aprono spazi e vengono meno quelle certezze che avevano caratterizzato l'Inter della passata stagione. Lo stesso Akanji non sta ancora offrendo lo stesso rendimento visto nella scorsa stagione.
L'altro elemento da considerare è Alessandro Bastoni. Il difensore nerazzurro continua ad avere un ruolo fondamentale nella costruzione, ma rispetto al passato sembra avere meno libertà di accompagnare l'azione. Il motivo è anche tattico: con una squadra che concede di più e con maggiori problemi di copertura, Bastoni è spesso costretto a prestare maggiore attenzione alla fase difensiva e a non spingersi in avanti con la stessa continuità. E questo cambia inevitabilmente anche il modo in cui l'Inter costruisce dal basso.
PRESUNZIONE
Trevisani ha parlato proprio di un possibile problema di approccio mentale, legato alla tendenza della squadra a sentirsi talmente forte da poter pensare, consapevolmente o meno, di essere quasi ingiocabile. Una chiave di lettura che spiegherebbe perché l'Inter riesca a cambiare marcia quando viene colpita, ma fatichi a presentarsi con la stessa intensità dell'avversario dal primo minuto. In altre parole: forse l'Inter non ha bisogno di imparare a reagire. Deve imparare a non doverlo fare.
È qui che entra in gioco una parola scomoda: presunzione. Non nel senso di una squadra che si sente superiore agli avversari e lo dichiara apertamente. Piuttosto, nella possibile convinzione inconscia che prima o poi la partita tornerà dalla propria parte perché la qualità è superiore.
Finora ha funzionato. L'Inter è andata sotto e non ha mai perso. Trasformare questa capacità in una certezza può diventare pericoloso. Perché contro avversari di livello, prima o poi, potrebbe non bastare una seconda metà di gara giocata alla massima intensità per rimediare a un primo tempo regalato.
Chivu ha ragione quando insiste sulla personalità mostrata dalla sua squadra. Ma proprio quella personalità potrebbe permettergli di pretendere qualcosa in più: non soltanto la reazione dopo lo schiaffo, ma la stessa fame prima di riceverlo. Perché l'Inter ha dimostrato di saper rimontare. Adesso deve dimostrare di non aver bisogno di essere rimontata.

