Ausilio: "Chivu la scelta migliore, ecco i colpi di mercato di cui vado più fiero"

Ausilio: "Chivu la scelta migliore, ecco i colpi di mercato di cui vado più fiero"TUTTOmercatoWEB.com
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di Redazione

Ospite del Festival della Serie A, il direttore sportivo dell'Inter Piero Ausilio ha parlato della scelta di puntare un anno fa su Cristian Chivu dopo l'addio di Simone Inzaghi: "Ci sono punti di contatto con Sacchi: arriva dal Parma con pochissima esperienza in Serie A, in quel momento è stata vista come decisione presa con coraggio. Quando fai certe scelte non trovi condivisione assoluta da fuori: invece noi eravamo assolutamente convinti, tutta l'Inter, la proprietà e noi dirigenti. Al di là delle idee da mettere sul tavolo, abbiamo pensato che con tutte le qualità Chivu, con questo di senso di appartenenza a questi colori, era il più adatto per noi. Era un momento di ricostruzione morale: non c'era da ricostruire nulla a livello tecnico, la squadra era forte e l'ha dimostrato coi successi. Andava ricostruita nel morale dopo una grande delusione come Monaco per poter arrivare al successo finale: l'esperienza di due anni prima ci era servita. Abbiamo perso a Istanbul una partita meravigliosa e c'era delusione: l'abbiamo trasformata in rabbia per vincere lo scudetto. Quest'anno con Chivu si è lavorato su questo: la squadra è stata fantastica e lui altrettanto. I fatti e i risultati hanno dimostrato che è stata la scelta migliore".

Dal Parma sono arrivati tanti talenti...

"Noi abbiamo sempre avuto ottimi rapporti coi dirigenti col Parma: negli ultimi anni ci sono professionisti con grande qualità e competenza. Il Parma è in buonissime mani, la proprietà è ambiziosa: abbiamo sempre sfruttato questo canale con Bastoni e Dimarco e poi siamo riusciti a fare l'operazione Bonny che è stata molto positiva. Il Parma ha fatto qualcosa di incredibile con un allenatore giovane che ha fatto anche risultati bellissimi soprattutto con Milan e Napoli (ride, ndr)".

C'è un colpo di cui va fiero?

"Più di uno, hanno dimostrato loro di essere giocatori di successo. Sarebbe riduttivo per loro pensare a uno: quando si prende un calciatore si pensa sempre di aver fatto l'operazione migliore. Penso a Lautaro Martinez o a chi è arrivato a zero come Thuram, Calhanoglu, Zielinski e Mkhitaryan: sono stati e sono importanti tuttora. Poi ci sono anche gli insuccessi, ma negli ultimi anni le cose vanno bene e ricordo molto più volentieri i giocatori che stanno andando forte e contribuendo a far vincere l'Inter".

Come fu la trattativa col Racing per Lautaro?

"E' stata molto particolare: lì o torni col giocatore e diventi un fenomeno o fai una figura per cui non ti puoi più presentare. C'era una mediaticità così forte, perché in Argentina appena atterri tutto il mondo sa che sei lì: io ho preso l'aereo durante un periodo tranquillo, c'era un Inter-Crotone, una partita facile, che però perdiamo. Il problema era che io sapevo che il ragazzo si era promesso e anche di più all'Atletico: mancava la firma tra club e l'ok del Racing. Noi avevamo il vantaggio che il ds era Milito e decisi di provare questa cosa che poteva essere folle puntando sull'accordo col club: lo ottenni rapidamente pagando qualcosa in più. Guardai la partita e lui fece tre gol e un rigore procurato: si ricominciò tutto da capo. Cambiò il prezzo, arrivarono altre società e diventò tutto più difficile: provarono a convincermi a rientrare mandandomi tutto via mail, ma io non ripartivo senza la firma. Quindi ripartì con questo documento e andai diretto in aeroporto e tornai a casa col calciatore".