Inzaghi torna a parlare di Inter: "La partita che vorrei rigiocare..."
Simone Inzaghi non dimentica l’Inter. L’attuale allenatore dell’Al-Hilal, alla sua seconda stagione in Arabia Saudita, ha ripercorso la sua esperienza sulla panchina nerazzurra in un’intervista concessa a Il Giornale, soffermandosi sui quattro anni trascorsi a Milano e su alcune delle partite che hanno segnato il suo percorso.
Il tecnico ha ribadito di essere pienamente concentrato sulla sua avventura in Arabia: «Il futuro può aspettare. Qui sto bene e voglio dare tutto per questo club. La scorsa stagione siamo stati l’unica squadra imbattuta al mondo e quest’anno vogliamo continuare a vincere e conquistare nuovi trofei. L’Italia resta nel mio cuore e tornare in Europa sarebbe sicuramente uno stimolo importante. Anche l’inglese è migliorato molto, quindi la lingua non sarebbe un problema».
«Rigiocare Istanbul? Meritavamo di più»
Tra le 217 partite vissute sulla panchina dell’Inter, ce n’è una che Inzaghi sceglierebbe senza esitazioni: la finale di Champions League del 2023 contro il Manchester City.
«Sicuramente Istanbul. Abbiamo affrontato la squadra più forte dell’ultimo decennio e siamo andati vicinissimi a quella che sarebbe stata un’impresa straordinaria. Per quello che abbiamo fatto in campo, penso che avremmo meritato qualcosa in più».
Inzaghi ha poi risposto alle critiche ricevute nel corso degli anni, in particolare a chi lo accusava di avere un’unica idea tattica: «Il sistema di gioco deve essere sempre legato alle caratteristiche dei giocatori che hai a disposizione. Anche alla Lazio avevo iniziato con la difesa a quattro, quindi non è una novità. Lo stesso vale per le sostituzioni dei giocatori ammoniti. Ho iniziato a farlo già nel 2018 e oggi lo fanno praticamente tutti. Giocare per un’ora in inferiorità numerica, con l’intensità che c’è nel calcio moderno, può significare compromettere metà partita».
Il rapporto con Filippo
Tra gli allenatori con cui si confronta maggiormente c’è naturalmente il fratello Filippo: «Ho un buon rapporto con tanti colleghi, da Guardiola a Luis Enrique, ma con Filippo c’è qualcosa di speciale. Seguiamo le rispettive partite e poi ci sentiamo per commentarle. Ha costruito un rapporto importante con Palermo e con la società. Mi auguro che quest’anno possa raggiungere i suoi obiettivi».
Spazio anche all’Inter attuale. Per Inzaghi, i nerazzurri partono ancora davanti a tutti: «Sulla carta è una delle squadre favorite, probabilmente la principale. Poi, come sempre, sarà il campo a decidere. Ci sono diverse formazioni che possono competere, dal Milan al Napoli, passando per Juventus, Roma e Como».
Inevitabile il riferimento alla situazione attuale dell’Inter e alla maggiore possibilità del club di investire sul mercato rispetto agli anni della sua gestione.
«Ho vissuto quattro anni straordinari all’Inter. Abbiamo conquistato sei trofei, raggiunto due finali di Champions e siamo rimasti competitivi anche in una fase nella quale il club doveva prestare grande attenzione alle spese. La dirigenza ha svolto un lavoro eccellente, risanando una situazione economica molto complicata, e con me è sempre stata trasparente».
Inzaghi non considera mai le difficoltà economiche un alibi: «Le ho vissute come una motivazione. Abbiamo continuato a costruire, fatto crescere i giocatori, aumentato il loro valore e rafforzato ulteriormente la mentalità dell’Inter. Credo che sia stata una parte importante del nostro lavoro».
Infine, Inzaghi ha parlato anche della situazione delicata della Lazio, club nel quale ha trascorso gran parte della sua carriera da calciatore prima di diventare allenatore: «Mi dispiace molto vedere la situazione attuale. Spero possa essere risolta presto, perché è difficile da sostenere. I tifosi sono i primi a soffrire quando non riescono a vivere la squadra allo stadio».
Un rapporto nato quasi per caso. «Nel 1999, dopo i 15 gol segnati in Serie A con il Piacenza, avevo fatto le visite mediche con il Milan. Non mi presero perché il dottor Meersseman aveva individuato nella mia schiena una predisposizione agli infortuni. Purtroppo aveva ragione, visto che qualche anno più tardi quei problemi hanno inciso molto sulla mia carriera».
Il destino lo portò così alla Lazio: «Avrei potuto diventare milanista due anni prima di Filippo, invece sono finito a Roma. E lì ho vinto subito lo scudetto e sono diventato capocannoniere in Champions. Alla fine, le mie soddisfazioni me le sono tolte».

