Troppo calciomercato

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Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo

Prima di parlare dell’Inter una premessa:
Sarebbe bello parlare a cose fatte. Con tutti gli acquisti e le cessioni realizzate, la possibilità di lavorare con l’intera squadra, le amichevoli preparatorie e la partenza del Campionato con il relativo carico di aspettative.
Sarebbe bello ma nemmeno l’ovvio ha più un profilo scontato e oggi i consumatori del calcio vivono la quotidianità dell’evento sportivo adattandosi a tutto, persino ad un interminabile campagna trasferimenti iniziata virtualmente da 81 giorni, giorno in cui è terminato il campionato.
Negli anni 70 la campagna acquisti durava un mese, il rito si svolgeva soprattutto all’Hotel Gallia e non esisteva il mercato invernale. Le squadre restavano quelle. Punto.
Negli anni 80 e 90 il mercato estivo durava esattamente un mese e mezzo e precedeva l'avvio della Coppa Italia e della Serie A, che partivano a fine agosto o inizio settembre. Non esisteva il mercato a gennaio. La sessione invernale attuale è stata introdotta solo a ridosso del nuovo millennio. Si riparava a stagione in corso durante l'autunno.
Il mercato estivo oggi chiude a inizio settembre, quando si sono già giocate le prime giornate di campionato. Con la fine dei vincoli contrattuali storici, i procuratori orchestrano i trasferimenti e i rinnovi, spesso forzando la mano ai club. Negli anni '90 l'allenatore iniziava il ritiro con la squadra definitiva. Oggi i ritiri estivi si svolgono con rose provvisorie. Le prime due o tre giornate di campionato vengono giocate con calciatori che potrebbero cambiare maglia, alterando la regolarità tecnica delle partite. Se  negli anni '90 i presidenti avevano l'ultima parola, oggi i club sono spesso ostaggio delle richieste di commissione dei procuratori. Se una società non asseconda le cifre richieste, rischia di perdere il giocatore a parametro zero, subendo un danno economico enorme.
Difficile comprendere perché non si parli seriamente di attuare regole di buon senso. A partire dalla limitazione del periodo del calciomercato, la possibilità di fissare un tetto massimo legale alle commissioni degli agenti (ad esempio, una percentuale fissa non superiore al 3-5% del valore del trasferimento o dello stipendio). Ancora: regolamentare i mandati, vietando a un procuratore di rappresentare contemporaneamente il calciatore, la squadra che vende e quella che acquista nella stessa trattativa.
Anche per questo Marotta e Ausilio, oltre alle difficoltà di dover tenere la rosa competitiva, sotto l’egida di Oaktree/Brookfield, (proiettata alla costruzione del nuovo stadio e alla potenziale successiva cessione del club), sopportando le ironie sulla vicenda Palestra e la sfortuna nel caso di Khalaili, hanno affrontato inevitabili difficoltà, collegate alla percezione distorta del tempo, ai titoli dei giornali in un periodo di vuoto pneumatico. Accettando inoltre di dover attendere, prima di assestare i colpi, come nel caso di Spence e pazientando ulteriormente per l’eventuale cessione di Luis Henrique e l’altrettanto potenziale acquisto di Curtis Jones.
Se questi due eventi si concludessero in modo positivo il mercato interista da ottimo diventerebbe magnifico ma gli sviluppi delle trattative, in un periodo tanto incerto, dove persino le visite mediche diventano un ostacolo da non trascurare, è bene essere realisti e sognare con moderazione.
Personalmente ho sempre difeso Luis Henrique ma l’idea che possa andare a giocare in un modulo più congeniale, facendo finalmente il quarto, senza essere costretto a fare il quinto di centrocampo, per il quale si è adattato ma senza poter mettere a frutto le sue vere caratteristiche, sarebbe un bene per lui. Curtis Jones potrebbe permettere più variazioni tattiche e, per vocazione offensiva e qualità, è un giocatore che potrebbe essere più determinante di Spence, eccellente ma più in fase difensiva.
Ad oggi è una squadra più fisica, più giovane e più completa, anche se meno italiana. Valore fondamentale nella tenuta di uno spogliatoio. A breve capiremo anche se decisamente più forte dell’anno passato.