Inter-Juve, il confronto passa dall'attacco: 57 gol contro 41. E anche da lì nascono i 12 punti di divario
Per costruire l’attaccante perfetto – quello “disegnato al computer”, per citare Spalletti – servirebbe un mix quasi irreale: l’uno contro uno ambidestro di Yildiz, la ferocia sotto porta di Lautaro, la progressione devastante di Thuram e la fisicità di Vlahovic. Proprio quella che alla Juventus è mancata nelle ultime settimane.
Come scrive Il Corriere dello Sport, il confronto tra Inter e Juve, in vista del derby d’Italia, passa inevitabilmente dall’attacco. Se i bianconeri potessero contare su alternative come Bonny e Pio Esposito, oggi in nerazzurro, forse il divario di 12 punti non si sarebbe ampliato tra gennaio e febbraio. A Torino, con Vlahovic ai box, sarebbero titolari fissi. Ad Appiano, invece, sono diventati risorse preziose per Chivu, che può ruotare uomini e soluzioni offensive con naturalezza.
Spalletti ha provato ad aumentare il peso offensivo, arrivando persino a utilizzare McKennie da trequartista per sostenere David, centravanti più portato al dialogo che all’attacco dell’area. Openda ama correre in profondità, ma in un contesto di dominio territoriale le occasioni per farlo sono ridotte. Vlahovic resta l’unico vero riferimento classico, capace di proteggere palla e girarsi.
I numeri raccontano la differenza: l’Inter ha segnato 57 gol con 442 tiri (uno ogni 7,7), la Juve 41 con 406 conclusioni (uno ogni 9,9). E soprattutto pesa il contributo delle punte: Lautaro (14), Thuram (7), Esposito (3) e Bonny (5) hanno firmato 29 reti su 57. Più della metà. I bianconeri, invece, si fermano a 17 su 41.
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