Caso arbitri, Rocchi dopo l'archiviazione: "Felice, ma a che prezzo?"

Caso arbitri, Rocchi dopo l'archiviazione: "Felice, ma a che prezzo?"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 12:30News
di Alessandra Stefanelli

Si avvia verso l'archiviazione l'inchiesta della Procura di Milano che coinvolgeva l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi. A comunicargli la decisione sono stati i suoi legali, gli avvocati D'Avirro e Bana, anche se Rocchi aveva già intuito l'esito dell'indagine. "Sono felice, ma a che prezzo ho ritrovato la mia felicità?", è stato il suo commento dopo aver ricevuto la conferma. Secondo la Procura, nessuna delle quattro partite finite sotto la lente - Bologna-Inter, Inter-Milan, Inter-Verona e Torino-Inter - presenta profili illeciti.

Tra le motivazioni dell'archiviazione si legge: "Pressioni sì ma non per alterare l’esito delle partite. Mai contatti con esponenti Inter". Decisivo, secondo quanto emerge e viene riportato anche oggi sul Corriere dello Sport, sarebbe stato l'interrogatorio sostenuto da Rocchi all'inizio di luglio, durante il quale ha illustrato il funzionamento delle designazioni arbitrali, spiegando come le scelte fossero finalizzate esclusivamente alla tutela degli arbitri. A sostegno della ricostruzione hanno contribuito anche le testimonianze del responsabile delle competizioni della Lega Serie A Butti, dell'allora responsabile dei rapporti con i club Riccardo Pinzani e del referee manager dell'Inter Giorgio Schenone.

Nei prossimi giorni Rocchi e i suoi legali valuteranno i prossimi passi, dall'accesso agli atti alle possibili iniziative di tutela. "Si parlava più di lui che di Trump, ora è tutto finito nel migliore dei modi, ma il costo che ha dovuto pagare Rocchi è stato pesante. Lo abbiamo sentito, era molto contento, ora valuteremo cosa fare. Abbiamo capito, dopo l’interrogatorio, che l’unica strada percorribile dalla Procura fosse quella dell’archiviazione", hanno dichiarato gli avvocati D'Avirro e Bana. L'archiviazione riguarda anche la posizione dell'Inter, inizialmente iscritta nel registro degli indagati e poi esclusa dal procedimento come "diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto", ossia la frode sportiva.