Nuova stagione, inutili sfiducie

Nuova stagione, inutili sfiducieTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo

La pisantrofobia è un blocco emotivo legato all'iperprotezione. Si tratta di una paura irrazionale che nasce da traumi o delusioni passate, portando a un'aspettativa anticipatoria di tradimento o abbandono che, nel caso del calcio, porta a non avere fiducia nella società nonostante negli anni abbia dimostrato costantemente di meritarla.
L’estate per i tifosi interisti, è stata per parecchio tempo il rifugio delle speranze, il luogo in cui poter governare i sogni grazie ad acquisti promettenti e formazioni di lusso. Con i soldi si poteva allestire un progetto con molta risolutezza e pensare di poter vincere ogni cosa.

Da qualche stagione il club è costretto ad agire con molta cautela, facendo estrema attenzione ai conti, per via di un debito mai estinto del tutto e, forse anche per sfinimento, dimenticato da una buona parte del tifo. Abbiamo già raccontato che nonostante questa premessa l’Inter non è mai stata tanto continua nel rendimento. Eppure il biasimo persevera, i brontolii aumentano, la sfiducia in giorni come questi cresce.
Nel caso dell’Inter i recenti avvenimenti sulla fascia destra hanno messo di malumore. Dopo Palestra, che ha tradito una promessa verbale, è stato il turno di Khalaili, giudicato dal CONI inabile all’attività agonistica nel nostro Paese. Autentica sfortuna, come quella che in passato ha riguardato Kanu, Fadiga e più recentemente Eriksen.
Le dichiarazioni di Marotta e Chivu vanno nella direzione di una ragionevole sicurezza, una certa irritazione verso il procuratore Lucci e il suo assistito, la delusione per l’impossibilità di tesserare l’esterno israeliano e un certo realismo sullo stato del calcio italiano.
E proprio in questa cornice di scetticismo diffuso si inseriscono le parole di Marotta e Chivu, che hanno provato a raccontare prima algidamente, poi più passionalmente la situazione, senza nascondere le difficoltà. Il tecnico ha puntato tutto sulla motivazione («aggiungere qualcosa in più, perché non basta mai»), rivendicando la flessibilità tattica come cifra della sua Inter («il modulo non è mai un 3-5-2 fisso») e lanciando una «pazza idea»: trasformare Diouf in quinto, sfruttandone coraggio e uno contro uno. Chivu ha anche scherzato sulla propria crescita («più di 50 partite, non più a 13») e ribadito che la rosa resta competitiva, con il mercato funzionale alle idee del club.

Marotta, dal canto suo, ha invitato alla calma («non dobbiamo avere fretta, non dobbiamo affrontare questo mercato con ansia»), ricordando l’affare Akanji dello scorso 31 agosto. Ma il rammarico è affiorato per la vicenda Palestra: «l’accordo con l’Atalanta c’era, poi è stata una scelta di vita del giocatore e del suo procuratore», un chiaro riferimento a Lucci, che il presidente ha criticato con toni misurati ma fermi.
Uguale delusione per l’israeliano Khalaili. Sul fronte europeo, Marotta ha definito la Champions «un sogno» («i sogni non costano niente»), ma ha messo in guardia dal divario economico con le corazzate inglesi, indicando nella creatività di mercato e nel rilancio del settore giovanile, con Chivu che ha già lanciato Pio Esposito, la strada per restare competitivi senza stravolgere i conti. Insomma, una fiducia ragionata, che non cancella le asperità ma prova a trasformarle in stimolo.

Se alcuni sono perplessi, personalmente sono fiducioso sulla capacità che avrà la dirigenza di dare a Chivu una formazione ugualmente competitiva.
Se invece il tema è come fare a prendere determinati giocatori in modo risoluto e rapido, anticipando la concorrenza, riempiendo di denaro giocatori e procuratori e imbastendo progetti tecnici affascinanti, in grado di reggere il confronto con le big europee. Per quello si dovrà attendere molto tempo. Con uno stadio nuovo, un debito praticamente azzerato e una serie A di nuovo competitiva, rilanciata come da promesse, vedremo quanto sincere, e attrattiva, con molto più soldi di quanto ne stiano arrivando dai broadcast a tutti i club.
Oggi la realtà è molto diversa ed è deperita in fretta. L’Inter abita la crisi del calcio italiano con grande competenza ma ci vuole anche altro per fare in modo che il gap col calcio europeo non aumenti ulteriormente.