Akanji non è ancora quello della scorsa stagione. Ma non si sottovaluti un'inversione di tendenza
Nel 2-2 con cui l'Inter ha pareggiato all'Olimpico contro la Roma, vi sono vari aspetti che emergono in maniera significativa dall'incontro. Uno di essi è rappresentato dal modo in cui il club nerazzurro ha gestito la fase difensiva nel corso delle due frazioni di gioco: da un primo tempo all'insegna degli errori e delle amnesie difensive a una seconda frazione praticamente depurata da sviste e imprecisioni.
A rappresentare in maniera ideale tale discontinuità tra prima e seconda frazione è la prestazione di Manuel Akanji, difensore elvetico schierato da mister Cristian Chivu nella posizione di centrale del reparto arretrato. Molle in occasione del secondo gol di Manu Koné, che lo vede fermo in area di rigore senza seguire il movimento di Gianluca Mancini, l'ex Manchester City ha concluso i primi 45 minuti con un cartellino giallo estrattogli dall'arbitro Davide Massa per una strattonata ai danni di Donyell Malen per evitarne la ripartenza.
La svolta, che si spera sia definitiva
Nel secondo tempo, Akanji ha offerto una versione ben più nobile di sé, maggiormente aderente a ciò cui ha abituato per larghi tratti della precedente annata. Con i suoi anticipi e le sue "spallate" regolari, l'elvetico ha domato il pericolosissimo avversario olandese, contribuendo alla sostanziale assenza di pericoli per la sua compagine nei secondi 45 minuti di gioco (l'occasionissima capitata a Malen, su cui Pepo Martinez ha messo una pezza salvando di volto sul tiro ravvicinato dell'ex Aston Villa, ha visto Carlos Augusto come suo marcatore).
Ciò che l'intero mondo nerazzuro si auspica, in questo frangente, è che il secondo tempo dell'Olimpico sia l'anticamera di ciò che si vedrà al rientro dalla sosta, con il ritorno di una versione di Akanji temuta da ogni attaccante avversario.

