Inter capolista con difesa horror e attacco atomico

Inter capolista con difesa horror e attacco atomicoTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo

L’Inter inizia la partita sotto di due gol per la terza partita consecutiva. La ribalta con un’altra prova di forza e dimostra di essere la squadra più forte del campionato. La Roma stabilirà quanto, perché la formazione di Gasperini sta mostrando di avere serie pretese di scudetto.
Da una parte c’è solo da restare ammirati per i meccanismi perfetti, la sintonia tra i giocatori e la predisposizione ad armonizzare i movimenti dei nuovi arrivati. Barella e Thuram, un gol a testa, monumentali, Carlos Augusto continua il suo stato di grazia con un gol spettacolare e una prova da vero titolare.
Diouf, partito con scarsa vena, è cresciuto alla distanza, come Akanji, poco reattivo per tutto un tempo.
Stones è apparso poco sicuro per tutta la partita, non per particolari sbavature ma per una certa timidezza nella proposizione di gioco. L’infortunio nella ripresa conferma che il suo fisico non è ancora al massimo.
In generale sono i movimenti difensivi di tutta la squadra a lasciare perplessi. Sette gol presi in tre partite, con il comun denominatore di una leggerezza che colpisce mezza squadra e con errori difficilmente spiegabili. In quasi tutti i casi l’Inter prende gol ogni volta che non sale di ritmo. Se i giri sono bassi la difesa appare sempre vulnerabile, come dimostra anche il terzo gol preso.
Per il resto è un Inter migliore della scorsa stagione. Fisicamente e tecnicamente.
La partita:
Primo tempo folle, elettrico, una giostra che ha fatto sbandare San Siro lasciando tutti col fiato sospeso. L’Inter, orfana di Lautaro e Calhanoglu, ha iniziato la partita con un ritmo dopolavorista e così, dopo appena un quarto d'ora l'Udinese ha gelato il Meazza, bucando Josep Martínez prima con Abankwah e poi con il raddoppio shock di Ekkelenkamp.
Errori di posizionamento, di predisposizione al movimento, superficialità e tanta distrazione.
Sotto di due gol, nel silenzio irreale di un lunedì sera iniziato malissimo, la squadra di Chivu, che predicava calma, ha dovuto raschiare il fondo del barile dell'orgoglio. La scossa del risveglio è arrivata dalla fascia: una fiammata di Carlos Augusto ha accorciato le distanze al ventiseiesimo, restituendo ossigeno ed energia a una squadra tramortita. Da lì in poi è stato un assalto all'arma bianca, culminato nella zampata rabbiosa di Barella che al 35° firma il rocambolesco 2-2. Un pareggio pirotecnico all'intervallo, difficile da digerire per i friulani, dopo la breve illusione, e di ennesima resurrezione per l’Inter.
La ripresa si trasforma in una spietata esibizione di forza e cinismo balistico. Al rientro dagli spogliatoi, Cristian Chivu raccoglie i frutti della propria ostinazione tattica. La rimonta si completa al cinquantasettesimo grazie a Marcus Thuram, glaciale nel firmare il sorpasso nerazzurro. Da quel momento, l'argine friulano crolla definitivamente sotto i colpi di un'Inter famelica. Pio Esposito ripaga la fiducia del tecnico bagnando la sua notte da titolare con la gioia personale del 4-2, prima che Bonny cali una cinquina che profuma di sentenza anticipata. Le rotazioni di Chivu mantengono i giri del motore altissimi, e a nulla serve il sussulto d'orgoglio finale dell'Udinese, che nel recupero rende solo meno amaro il passivo con la zampata tardiva di Idrissa Gueye. Il pubblico di San Siro è uscito consapevole di aver assistito a una notte magica, dove le scelte tattiche del proprio allenatore sono passate dal baratro del disastro all'apoteosi del trionfo.
Chivu dimostra, una volta di più, di essere in grado di guidare una macchina potente e poterla fare andare ancora più velocemente. All’Olimpico ne sapremo di più.