Pazza Inter non è uno slogan, ma un’espressione pura dell’interismo. Da Conte a Chivu, si torna alle origini

Pazza Inter non è uno slogan, ma un’espressione pura dell’interismo. Da Conte a Chivu, si torna alle originiTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Michele Maresca

"Amala, pazza Inter amala. È una gioia infinita, che dura una vita, pazza Inter amala". Un coro che unisce milioni di tifosi nerazzurri, in Italia, Europa e nel resto del mondo. Il segno dell'interismo, ossia di una fede nei colori nerazzurri che trascende la razionalità per abitare nella dimensione puramente emotiva e passionale del tifoso.

Non è un caso che l'espressione cardine dell'interismo sia stata respinta dal tecnico Antonio Conte, che ha preceduto Cristian Chivu e Simone Inzaghi sulla panchina dell'Inter, in quanto poco affine al suo modo di intendere il calcio. "No more pazza Inter", così ha esordito l'allenatore salentino - in un'intervista concessa ai media ufficiali del club meneghino - al momento della sua presentazione da nuovo tecnico dell'Inter. Intendiamoci: non si tratta di esprimere un giudizio di valore sulla bontà o meno della scelta compiuta, in quella circostanza, da Conte. Piuttosto, si tratta di entrare nell'ottica di una mancata sinergia tra il "sentire" del tecnico pugliese e quello del mondo nerazzurro.

Con l'Inter, Conte ha ottenuto un risultato straordinario che tutti - anche chi non nutre una particolare simpatia nei suoi riguardi - gli riconoscono apertamente. Riportare i nerazzurri ai vertici del calcio italiano, con la conquista del diciannovesimo scudetto dopo un digiuno di 10 anni (dal 2010 al 2020), ha rappresentato la manifestazione emblematica della rinascita di una società che, soprattutto dopo l'approdo di Giuseppe Marotta in Viale della Liberazione, è tornata a fare la voce grossa in Italia. A ciò va aggiunta anche una finale raggiunta in Europa League, con l'amarezza di non averla portata a casa in seguito alla sfortunata sconfitta rimediata contro il Siviglia per 1-2. 



Nonostante il successo in Serie A, il tecnico salentino ha poi deciso di lasciare l'Inter a ridosso dell'alba della stagione successiva, inducendo la dirigenza a cercare una soluzione che potesse garantire una continuità tattica rispetto al modello prescelto da Conte. Ciò si è verificato, con l'ingaggio di Simone Inzaghi, ma qui si entra in un campo diverso. Concentrando la propria attenzione su Conte e il suo rapporto con il mondo nerazzurro, ci si avvede di come la sua sia stata una figura sostanzialmente divisiva, con l'opposizione di una parte del tifo interista che è stata alimentata sia dalla sua decisione di lasciare l'Inter sia dal suo comportamento, successivo, durante l'esperienza al Napoli.

La differenza sostanziale

La mancata piena convergenza tra Conte e il mondo Inter non è una casualità, bensì la conseguenza diretta di un modus operandi e vivendi incompatibile tra le parti. 
Una situazione che non si sperimenta nel caso di Chivu, pienamente integrato nella galassia nerazzurra in base al suo percorso di vita professionale, a cominciare dalla sua avventura sul rettangolo di gioco. Non è solo il Triplete, seppur importantissimo, a sublimare il legame viscerale che connette il tecnico rumeno al mondo Inter.

Sono l'emotività, l'attenzione allo stato mentale dei calciatori, la natura di "padre calcistico" che anima il modo di intendere il mestiere di allenatore, da parte di Chivu, a delineare i contorni di tale realtà. Di una realtà, cioè, nella quale Chivu e l'Inter si sono confermati come "fatti l'uno per l'altra". Questione di essenza, questione di interismo.