Inter, serve un mercato da "giovani navigati". Un nome per unire esperienza e futuro: è italiano e gioca in Premier
Il momento è decisivo. Dopo il mancato ingaggio di Marco Palestra - accasatosi al Chelsea per una cifra complessiva superiore ai 60 milioni di euro - e l'assenza della possibilità di tentare l'affondo per Nico Paz - rimasto al Como grazie al versamento di 60 milioni nelle casse del Real Madrid - l'Inter ha dovuto ripensare le sue scelte in merito al mercato in entrata, nella consapevolezza di dover agire con prudenza per evitare nuove sorprese indesiderate.
L'attenzione dei dirigenti nerazzurri, in questa fase, è rivolta alla figura dell'esterno destro con cui sostituire degnamente il partente Denzel Dumfries, per il quale il Real Madrid ha versato i 20 milioni di euro previsti nella clausola rescissoria. Le dichiarazioni pregresse del ds Piero Ausilio, che ha parlato esplicitamente di un "calciatore importante" come identikit della nuova risorsa di cui usufruire nella corsia laterale destra, devono essere considerate indicative di una strada molto chiara tracciata dalla società meneghina. Non scommesse o azzardi, l'Inter ha bisogno di calciatori pronti a incidere nell'immediato al fine di attutire al massimo la portata dell'assenza di un elemento determinante come Dumfries.
Cosa serve all'Inter
Per quanto concerne la specifica pedina da integrare allo scacchiere del tecnico Cristian Chivu, la scelta è più complicata di quanto potrebbe apparire in prima battuta. Il mercato degli esterni destri non è così ricco di calciatori in grado di soddisfare le esigenze rivendicate dal club di Viale della Liberazione: a ciò, poi, si aggiunge anche il tema del fattore economico, tale da ostacolare l'ingaggio di quei giocatori capaci di garantire un effettivo salto di qualità in termini tecnici, tattici e di leadership trasmessa ai compagni.
La suggestione
Posta la permanenza di Luis Henrique, che l'Inter non considera alla stregua del titolare da impiegare nei match di cartello in Italia e in Europa, l'esigenza dev'essere quella di aggiungere qualcuno che possa dare un contributo sostanziale alla causa interista. Non un comprimario o un giovane da plasmare, ma un giocatore già maturo e navigato che sappia prendersi le redini della fascia destra nerazzurra senza mesi di ambientamento pregresso.
Un nome, in questo senso, è quello di Michael Kayode, già in grado di agire con efficacia in una big nonostante la carta d'identità reciti "classe 2004".
Il caso di Francesco Pio Esposito - e quello auspicato di Aleksandar Stankovic (entrambi classe 2005) - lo insegna: anche a 20 anni, o poco più, un calciatore può essere in grado di agire da protagonista sulla scena italiana e internazionale. Pio in Nazionale e Stankovic in Champions League hanno tracciato una strada: starà all'Inter provare a percorrerla per dimostrare di voler tramutare in realtà il proposito di un rinnovamento attuato a partire dai "giovani già formati alla battaglia".

