Ausilio conferma un meccanismo che frena l'Inter

Ausilio conferma un meccanismo che frena l'InterTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:12Editoriale
di Lapo De Carlo

Le dichiarazioni di Piero Ausilio, rilasciate in occasione dell'inaugurazione della sessione estiva di calciomercato, hanno il sapore amaro di una confessione a metà tra il professionale e il personale . Il direttore sportivo nerazzurro, uomo di mercato navigato, ha tracciato un quadro dei meccanismi interni alla società che, a sentire le sue parole, appaiono più complessi del necessario.

"Marotta, che ha fatto anche il ds tanti anni, è diventato più cattivello adesso da presidente (ride ndr). Da amministratore delegato era più dalla nostra parte. Fortunatamente è un tramite con la proprietà, riesce a essere più presente con loro. La nostra proprietà è un po' particolare e avere un tramite tra noi area sport e loro ci aiuta a trasmettere le nostre idee: a volte si riesce bene, altre meno bene".

La battuta, velata da una risata, cela un problema strutturale. La catena decisionale che dall'area tecnica porta alla proprietà Oaktree richiede un passaggio obbligato attraverso la figura di Marotta. Un filtro che non sempre garantisce la trasmissione efficace delle idee . Il risultato è un rallentamento nelle operazioni, una mancanza di risolutezza che si riflette nelle trattative.

I casi recenti parlano chiaro. La vicenda Palestra, che molti davano ormai per conclusa, si è trasformata nell'ennesima telenovela a lieto fine solo per il club acquirente . L'Atalanta, consapevole del valore del giocatore, ha fatto lievitare la richiesta fino a 60 milioni di euro, mentre l'Inter si è fermata a 45 . Un copione già visto con Lookman: allora la volontà del giocatore non bastò a superare le resistenze della Dea, che poi lo cedette all'Atletico Madrid . E ora la concorrenza del Chelsea ha definitivamente spazzato via le speranze nerazzurre . "Non possiamo competere a livello economico con la Premier", ha ammesso Ausilio , ma il problema sembra essere non solo economico ma anche tecnico nel rapporto con Oaktree.

A questa difficoltà si aggiunge un eccesso di trasparenza nella comunicazione delle proprie intenzioni, indirettamente avanzate dalla stampa. L'Inter, abituata a muoversi con discrezione in passato, oggi finisce per rendere pubbliche le proprie mire, alimentando attese e, inevitabilmente, delusioni. La tifoseria, che ha assistito allo sfumare di obiettivi dichiarati come Palestra, Curtis Jones (trattativa in salita a causa della distanza valutaria con il Liverpool) e Solet (ora nel mirino dell'Atletico Madrid), mostra segni di insofferenza .

Il mercato, si sa, non premia l'indecisione. E la sensazione che Ausilio abbia raccontato, forse senza volerlo, è quella di una macchina dai congegni troppo elaborati, dove le idee dell'area tecnica faticano a tradursi in mosse concrete. 

L'Inter ha dimostrato sul campo di saper vincere. Per essere più competitiva in Champions forse non bastano gli aggiustamenti o acquisti mirati. 
Quella rivelazione arrivata ad aprile su una proprietà disponibile a fare un grande colpo per una questione di immagine, di brand è rimasta a lungo nella mente dei tifosi.  La lezione da trarre da queste settimane è chiara: serve più risolutezza nelle scelte, una catena decisionale più snella e, soprattutto, una comunicazione più misurata.  Con le idee, come giustamente dice Ausilio . Ma le idee, per diventare acquisti, hanno bisogno di essere protette dal silenzio e sostenute da una grande determinazione della proprietà. Altrimenti la società va in difficoltà.