Palestra al Chelsea è una sconfitta del calcio italiano. Sbaglia chi pensa che sia solo un problema dell'Inter
È il 23 giugno 2026. L'Inter è pronta a sigillare l'intesa con l'Atalanta per l'acquisto di Marco Palestra, l'erede di Denzel Dumfries designato dal tecnico nerazzurro Cristian Chivu. All'apertura dello spumante mancano soltanto dei dettagli formali, rappresentati dai bonus da includere nel contratto e dalla percentuale sulla futura rivendita (o sulla futura plusvalenza) da garantire ai bergamaschi. Definiti questi aspetti, apparentemente di natura secondaria, l'Inter sarebbe pronta ad accogliere il giocatore di Buccinasco nella propria rosa.
Tutto instradato verso il sì definitivo, le visite mediche e la firma di Palestra con l'Inter? Macchè. L'inserimento fulmineo del Chelsea, consapevole di dover muoversi in maniera concreta per evitare di perdere definitivamente il giocatore italiano, ha cambiato drasticamente lo scenario. Creando i presupposti per una brusca interruzione della trattativa tra Inter e Atalanta e l'immediata conclusione positiva dell'affare con i bergamaschi.
60 milioni, comprensivi di bonus, al club dei Percassi e 7 milioni totali al giocatore: cifre impareggiabili per qualsiasi squadra italiana, anche quella che ha dominato la scorsa Serie A conquistando il ventunesimo scudetto della propria storia - con tanto di doblete, grazie al successo anche in Coppa Italia.
La riflessione
Lungi dal rappresentare una sconfitta esclusivamente per l'Inter, il passaggio di Palestra al Chelsea - che sarà formalizzato nei prossimi giorni - certifica il declino strutturale del calcio italiano. La questione è di duplice natura: tecnico-sportiva ed economica. Sicuramente la componente del denaro incide in maniera significativa sulle scelte di calciatori, come Palestra o Riccardo Calafiori, che si vedono proporre cifre iperboliche d squadre di Premier nonostante poche stagioni disputate ad alti livelli, ma il tema del progetto sportivo ad essi offerto non è minimamente da sottovalutare. Lo scenario della Premier League attrae indubbiamente più di quello della Serie A, sempre più orfana di giocatori di talento sopraffino e ingolfata di ex campioni trasferitisi nel campionato italiano per vivere l'ultima (o quasi) esperienza della propria onorata carriera.
Ciò deve invitare a una seria riflessione chiunque sia interessato a riportare in auge un calcio, come quello italiano, che solo una ventina d'anni fa proponeva tre squadre italiane (Inter, Juventus e Milan) nelle semifinali della Champions League. Il problema è strutturale e, come tale, richiede una soluzione di sistema: altrimenti, a subìrne le conseguenze non sarà solo l'Inter o la Juve di turno, ma l'impianto calcistico italiano nel suo insieme.
La risposta
Una soluzione, di sistema, può essere quella di dare sostanza alla visione dei settori giovanili come bacini cui attingere concretamente in vista del rafforzamento della propria rosa. Non soltanto pedine di scambio o asset di cui servirsi in funzione di creare plusvalenza, ma profili su cui costruire effettivamente una strategia che unisca presente e futuro. Che Francesco Pio Esposito non sia l'eccezione, ma la nuova normalità. Come si può iniziare? Iniziando a contemplare l'idea della permanenza di Aleksandar Stankovic in Prima Squadra, alla corte di quel Cristian Chivu che lo conosce molto bene e lo stima enormemente. Ripartire da qui può essere la chiave per guardare al futuro con rinnovato ottimismo e più solide speranze.

