Inter: come l’anno scorso o anche meglio?
L'amichevole contro il Karlsruhe ha offerto a Chivu le prime indicazioni stagionali, ma ha anche confermato che l’Inter è in una fase di costruzione. La prestazione di Diouf, ha acceso un faro sulla fascia, orfana di Dumfries e, più in generale di un titolare che arrivi dal mercato. Ma la partita in Germania, al di là del risultato, ha messo in luce i contorni di una squadra che sta cambiando pelle, tra addii pesanti e innesti ancora da definire.
Il primo dato positivo, forse il più significativo, è l'età media della rosa. L'addio di Acerbi, Darmian, De Vrij e Sommer ha abbassato drasticamente il tasso anagrafico della squadra, portando una ventata di freschezza che la gestione precedente aveva faticato a garantire. Una squadra più giovane significa maggiore dinamismo, maggiore capacità di tenere i ritmi alti per novanta minuti, ma anche una minore esposizione agli infortuni muscolari che hanno afflitto il club nelle ultime stagioni.
A questo si aggiunge un fattore psicologico non trascurabile: dopo due annate logoranti, tra scudetti vinti e finali europee, molti giocatori hanno finalmente potuto staccare la spina. Il riposo mentale, spesso sottovalutato nel calcio moderno, potrebbe rivelarsi l'arma segreta di questa Inter. Chivu, dal canto suo, ha un anno in più di esperienza sulla panchina nerazzurra e uno scudetto vinto all'esordio che gli conferisce un'autorevolezza diversa. Non è più il tecnico che deve dimostrare qualcosa, ma l'allenatore che deve confermarsi e gestire un gruppo in evoluzione.
Il reparto difensivo è il grande punto interrogativo di questa stagione. Con le partenze di Acerbi e Darmian, l'Inter ha perso centimetri, esperienza e quella capacità di leggere le situazioni che solo i veterani possiedono. Le trattative per Romero e Stones sono in corso, ma il mese di agosto si preannuncia decisivo: serviranno almeno due innesti per completare il pacchetto arretrato.
E qui entra in gioco Diouf. Il francese ha dimostrato personalità e qualità contro il Karlsruhe, ma affidargli la titolarità sulla fascia destra ad oggi sembra un azzardo. I pro sono evidenti: velocità, spinta, voglia di mettersi in mostra. I contro, altrettanto chiari: inesperienza in quel ruolo non suo, rischio di bruciare un talento, esposizione a pressioni che potrebbe non reggere. La sensazione è che Diouf possa essere una risorsa preziosa, ma, ad oggi, non la soluzione primaria. L'esterno destro resta un reparto da coprire con un profilo più esperto, a meno che Chivu non decida di puntare tutto sulla scommessa.
Il centrocampo è il reparto numericamente più folto. Con l'arrivo di Stankovic, che ha convinto la dirigenza a puntare su di lui, e la possibile permanenza di Frattesi, il numero di giocatori a disposizione di Chivu è elevato.
La qualità c'è, ma manca un elemento fisico, un giocatore capace di fare da filtro e di garantire consistenza nelle partite più sporche. Barella e Calhanoglu sono eccellenti, ma non sono dei distruttori. L'Inter ha bisogno di un centrocampista che sappia rompere il gioco avversario, abbia fisicità e capacità di recupero palla. Senza questo tassello, la squadra rischia di essere vulnerabile nelle partite di alta intensità, soprattutto in Champions League.
Un'altra carenza, storica e mai risolta, è la mancanza di un giocatore che sappia saltare l'uomo. L'Inter ha spesso basato il proprio gioco sulla manovra corale e sugli inserimenti, ma in alcune partite la capacità di creare superiorità numerica con un dribbling è mancata. Questo limite, emerso più volte nelle stagioni passate, potrebbe ripresentarsi anche quest'anno, a meno che non arrivi un profilo in grado di fare la differenza in uno contro uno.
L'attacco resta il reparto più affidabile, grazie alla coppia Lautaro-Thuram che ha già dimostrato di funzionare. Bonny ed Esposito non sono più scommesse, ma tutti si aspettano una crescita ulteriore. Bonny deve imparare ad essere più incisivo e Pio, oltre a giocare spalle alla porta ed essere utile alla squadra, deve cercare alche qualche giocata individuale. Da Stankovic la speranza che confermi la bontà del suo talento.
L'Inter di quest'anno dunque non è diversa. Ha mantenuto lo stesso assetto, sta puntando sugli stessi titolari. Ha perso qualcosa in esperienza e leadership, ma ha guadagnato freschezza e gioventù. C’è l’incognita Martinez ma un secondo portiere come Provedel che può garantire un ottimo rendimento. E’ la prima volta che il club non punta su un portiere già forte e collaudato, per questo si dovrà fare molta attenzione
Se arriveranno Romero e Stones, l'Inter potrà ambire a fare meglio anche in Europa. Sarebbe bello e anche opportuno lanciare uno o due giovani da tenere sempre in squadra e inserire all’occorrenza. Come un tempo.

