"Stankovic non è da Inter": sempre lo stesso copione. Non aspettarlo sarebbe un errore strategico: l'Inter non lo commetterà
"In tutte le sfere dell'attività umana, occorre il tempo, la pazienza, l'attesa del sole e della pioggia, il lungo preparare, il persistente lavorio, per poi, infine, arrivare a raccoglierne i frutti". Il messaggio trasmesso da Don Luigi Sturzo, punto di riferimento del mondo cattolico italiano, può fungere da base per analizzare il caso di Aleksandar Stankovic, centrocampista dell'Inter a cui va dato il tempo di evolversi nel suo naturale percorso di affermazione in nerazzurro.
Nella fattispecie relativa al calciatore serbo, l'elemento dell'attesa rappresenta lo strumento attraverso il quale approcciare al tema, soprattutto per segnare una distanza da una corrente di pensiero che sta prendendo piede tra alcuni tifosi nerazzurri. "Stankovic non è da Inter", "non ha qualità": queste sono solo alcune delle frasi utilizzate per etichettare il talento classe 2005 come un giocatore che non avrebbe i mezzi per diventare un protagonista dell'orchestra diretta da Cristian Chivu. Ecco, rispetto a posizioni così nette e prive di spiragli verso un mutamento della realtà, occorre reagire sottolineando le qualità del calciatore serbo e ponendo le premesse per un futuro roseo in linea con le sue ambizioni e con quelle della società meneghina.
L'eredità che non pesa
Aleksandar, figlio di quel Dejan che è divenuto leggenda nel corso della sua esperienza all'Inter sublimata dal triplete del 2009-2010, risente inevitabilmente anche di quest'eredità di forte peso con cui è tenuto a confrontarsi. Nei suoi lati positivi (essere cresciuto a "pane e calcio", aver compreso il significato dell'interismo fin dai primi passi nel mondo del calcio e avere un punto di riferimento solidissimo con cui potersi confrontare) e in quelli negativi (i continui confronti con uno dei migliori centrocampisti della storia dell'Inter e della Serbia e l'assenza della capacità di attenderlo - da parte di alcuni tifosi), tale eredità sussiste e non rappresenta di certo un elemento che il centrocampista nerazzurro percepisce come "destabilizzante".
Al contrario, il 2005 ha dimostrato a più riprese di avere una certa solidità mentale, forgiata dalle esperienze vissute lontano dall'Italia e accresciuta da un rapporto franco, onesto e autentico con suo padre. Una relazione che lo ha aiutato a divenire il calciatore e, soprattutto, l'uomo che è oggi, contribuendo a dargli gli strumenti - insieme a sua madre - per acquisire da ogni esperienza l'impulso a migliorarsi ed evolversi sotto molteplici punti di vista.
L'attesa come esercizio dovuto
Non è solo la - seppur importante - mentalità di cui Stankovic è in possesso a definirne il merito di giocarsi svariate chances nel club nerazzurro. A rilevare, infatti, è anche un bagaglio di qualità tecniche, tattiche e fisiche che le stagioni al Lucerna e al Brugge hanno certificato in maniera effettiva. L'Arsenal e il Newcastle non inseriscono un giovane talento, nel proprio taccuino, senza giustificazioni concrete: piuttosto, è stata la commistione di "capacità in costruzione" e "abilità nell'interdizione" che ha destato la stima e l'interesse degli uomini mercato delle due società, le quali hanno così provato a sondare il terreno con l'Inter per comprendere gli spiragli per una sua cessione. Risposta negativa: la società nerazzurra non ha voluto prendere in esame le offerte per il suo centrocampista, ripreso dal Brugge per circa 23 milioni nell'ottica di dargli l'opportunità di mettersi in gioco nello scacchiere del tecnico Cristian Chivu. Proprio l'allenatore interista ha rivestito un ruolo significativo nell'agevolare tale decisione, data la stima che intercorre tra l'ex tripletista e il figlio di colui con il quale ha scritto pagine indelebili della storia dell'Inter. Insieme, i due hanno vinto un Campionato Primavera rafforzando un legame che, sul piano umano, si era già formato negli anni in cui Aleksandar si approcciava al mondo del calcio sognando di recitare a San Siro nei panni dell'attore protagonista, sul modello di papà Dejan.
L'errore che non sarà commesso
L'esempio della stima nutrita da Chivu nei confronti del classe 2005 lo spiega in modo molto chiaro: non si tratta solo di "epica" (ricalcare le orme del padre) o "mentalità" (l'approccio mentale da giocatore vero propria di Stankovic), ma anche di una questione puramente di campo. Aleksandar ha dimostrato di meritarsi l'opportunità di scrivere pagine di storia del club nerazzurro, grazie alle brillanti esperienze al Lucerna e al Brugge: rinunciare a credere in questo scenario significherebbe commettere un "errore strategico" di cui l'Inter, per sua fortuna, non intende minimamente rendersi protagonista.

