Summerville come Palestra: che sia la Premier o la Saudi Pro League, il divario è sempre più ampio
"Crysencio Summerville all'Al-Hilal, here we go! Accordo verbale e il giocatore ha semplicemente dato il via libera alla mossa dell'Al-Hilal. Autorizzate le visite mediche dopo 48 ore folli con la Roma che ci ha provato fino alla fine. Il West Ham riceve una quota di £55 milioni più £10 milioni di bonus". Ad annunciarlo è il giornalista Fabrizio Romano, che ha sottolineato come il club saudita abbia avuto la meglio della Roma grazie al fattore economico: un'offerta alla squadra venditrice, ossia il West Ham, e al calciatore decisamente più sostanziosa rispetto a quella - pur di rilievo - presentata dai giallorossi per tentare di consegnare Summerville al tecnico Gian Piero Gasperini.
Il parallelismo
La vicenda Summerville ricorda, in maniera limpida, quella che ha visto protagonista l'ex calciatore dell'Atalanta Marco Palestra e l'Inter. Anche i nerazzurri, così come la Roma, credevano di aver fatto tutto ciò che era necessario per concretizzare l'acquisto di uno degli esterni più promettenti al mondo. Poi l'inserimento decisivo del Chelsea, che ha offerto oltre 60 milioni di euro all'Atalanta e 6 milioni - comprensivi di bonus - al giocatore.
La riflessione
Che sia una big della Premier o una squadra di vertice della Saudi Pro League, il copione appare sempre il medesimo. Quando una tale società decide di schierare l'artiglieria pesante per assicurarsi l'ingaggio di un determinato calciatore, per le squadre italiane diventa quasi un'utopia uscire indenne dal confronto sul mercato per quel profilo. Il timore è che il divario, già ampio in questa specifica epoca calcistica, possa ulteriormente consolidarsi nei prossimi anni.

