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Marotta: "Mercato? Manca un mese e mezzo, il caso Palestra..."

Marotta: "Mercato? Manca un mese e mezzo, il caso Palestra..."TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 16:15Calciomercato
di Matteo Rizzi

Giuseppe Marotta nel corso della conferenza stampa ha continuato a parlare di mercato..

Volevo capire se la priorità resta completare la fascia destra o il fatto che manchino comunque due difensori modifica i piani di mercato e quindi le urgenze. E in aggiunta, se ci sarà da aspettarsi che si guardi più al campionato italiano o all'estero.


Ma come detto prima, io vi ho detto che manca ancora un mese e mezzo alla fine del calciomercato. Non dimentichiamoci che l'anno scorso, il 31 agosto, abbiamo definito quella che è stata sicuramente un'operazione super positiva, ovvero Akanji. Quindi non dobbiamo avere fretta, non dobbiamo affrontare questo mercato con ansia. È un mercato, come ho detto, che rappresenta e risponde praticamente a più difficoltà rispetto a prima, perché i prezzi che girano sono prezzi veramente troppo esosi. Sappiamo che, ripeto per l'ennesima volta, Piero Ausilio è bravo e quindi sa quello che deve fare e sono certo che lo farà nel migliore dei modi e il più velocemente possibile, perché comunque la squadra è già in attività. E quindi dobbiamo assolutamente mettere il mister nella condizione di lavorare al meglio.


Parlando di un sogno come può essere la Champions. Lei ha vinto tutto, insomma, nella sua carriera manca questo gioiello della Champions. È oggettivamente troppo complicato per la situazione del calcio italiano o può essere qualcosa che si può provare davvero a fare?


Ma se ragioniamo dal punto di vista oggettivo, per le premesse che ho fatto prima, in Champions League ci sono leghe e squadre, società che sono delle corazzate in termini di fatturato e in termini di potenza tecnica. Però ho detto anche che l'equazione "chi più spende più vince" nello sport non esiste. Questo credo che sia un dato inconfutabile.Da parte nostra diciamo che oggi possiamo considerarlo un sogno.Siccome i sogni non costano niente, quindi è meglio averli, no?
Dopodiché la differenza, secondo me, che c'è tra la Champions League e il campionato è che la Champions League è un torneo dove anche durante il cammino alcune circostanze ti possono aiutare ad affrontare l'avversario in un momento di difficoltà, o viceversa essere tu in difficoltà e avere un percorso di calendario e di sorteggi che può essere forse più avvantaggiato rispetto ad altri. Mentre in campionato alla lunga vince sempre la squadra più forte, perché è un campionato a tappe dove tutte le domeniche si gioca e dove indiscutibilmente vince la squadra più forte. Quindi affrontiamo la Champions con la consapevolezza di fare meglio dell'anno scorso, con il rispetto degli avversari ma non lasciando nulla di intentato.


Nell'ultima sessione di mercato l'Inter ha concluso operazioni in entrata arrivando al massimo alla soglia dei 25 milioni di euro d'acquisto. Quando ha provato ad andare più in là l'operazione non è andata in porto, penso a Palestra. In prospettiva questo può essere un problema, cioè la fatica di chiudere acquisti a soglie di prezzo più alte?


Allora, visto che citi Palestra io prima l'ho spiegato. Vorrei puntualizzare come noi l'accordo con l'Atalanta l'avevamo già raggiunto ed era già un accordo che dava seguito al fatto che nel momento in cui ci fosse stato un accordo col giocatore l'operazione si chiudeva. Quindi non è che noi ci siamo tirati fuori da un impegno preso con l'Atalanta o l'Atalanta ha rinegoziato in altro modo. C'era una scelta, definiamola di vita, che può essere criticabile o meno. Qualcuno può criticarla, altri no. Io mi sono già espresso su quello che può essere la definizione da parte del giocatore e del suo procuratore. Posso dire sicuramente invece che quando ci si avvicina a certi giocatori le valutazioni schizzano in alto in modo molto significativo. E quindi l'Italia in generale, non solo l'Inter, non è in grado di fare delle operazioni che non hanno una razionalità. Si possono fare anche delle operazioni non razionali, ma questo non fa parte del nostro modus operandi. Noi dobbiamo fare delle operazioni razionali. La possibilità di investimento c'è, ma deve essere una possibilità sempre logica. E questa l'ho detto prima: non siamo competitivi come delle squadre inglesi, però possiamo recitare un ruolo da protagonisti con la creatività che possiamo adoperare sul mercato.


Negli anni precedenti siete stati straordinari, lei e Ausilio, nel fare due finali di Champions League andando a prendere giocatori magari non giovani, magari a fine contratto o in scadenza. Mi viene in mente il caso Mkhitaryan, che però hanno alzato e di parecchio il livello soprattutto anche in Champions League. Oggi lei parlava di alzare l'asticella. Lo ha fatto anche all'indomani della vittoria del campionato a livello europeo, a livello di Champions League. Ma come si fa, essendo cambiati questi parametri anche con la nuova proprietà dove un certo tipo di giocatori non si possono più prendere? Si deve andare magari necessariamente sui giovani, con determinati ingaggi e determinati costi? Non diventa sempre più difficile combattere con quel tipo di corazzate?


Ma io credo molto che si possa sopperire, come dicevo, con la creatività. Nel senso: andare a ricercare giocatori magari anche sconosciuti, che però al momento non dicono nulla ma poi in prospettiva possono essere validi. E poi la seconda opzione è quella che noi intensificheremo alla luce anche, come dicevo, degli interventi strutturali che la proprietà ha destinato sia all'Inter che anche alla Pinetina. Cioè quello di creare un centro sportivo, per esempio, in quello che oggi è moderno e che accoglie decine di squadre, con una ventina di tecnici che hanno un compito principale di valorizzare il prodotto del calcio giovanile interista. In più la scelta di Chivu non è nata per caso, come tanti magari dicono. È stato un atto forse di coraggio all'inizio, ma coraggio relativamente: il coraggio è insito anche nei manager che hanno una visione, che è quello di sapere che Chivu guarda molto bene anche l'attività del settore giovanile, essendo lui stesso proveniente da quel settore. Non a caso Pio Esposito, mi sembra di attribuire a lui, ed è giusto riconoscerlo, grande merito perché è un buon giocatore, ma lui ha avuto il coraggio di buttarlo in prima squadra. E dobbiamo continuare su questa strada.

È la strada che tanti invocano anche nell'ambito di una maggiore valorizzazione della nazionale.Il coraggio di far giocare i giovani ci vuole anche da parte vostra, poi la stessa è pari valutazione, cioè sapere che quando un giovane gioca non ha l'esperienza e quindi va aiutato nella crescita, non esprimendo dei giudizi che possono essere drastici o che possono esprimere magari delle situazioni in cui lo stesso giocatore è il primo che ne viene condizionato.Dobbiamo assieme fare un processo di crescita.Credo che sia la strada migliore per dare continuità ai nostri club.L'ho detto prima: in questo momento ci sono tredici proprietà straniere, quindi significa che dobbiamo affidarci a un calcio che è fatto anche di razionalità.Le proprietà straniere non vengono in Italia per buttare via i soldi, vengono in Italia per gestire le società nel migliore dei modi, con oculatezza, cercando di fare investimenti, cercando di abbattere i costi.E questa è la terapia che noi dobbiamo adottare.