La differenza fondamentale che ha permesso a Palestra di non essere il nuovo Lookman
L'Inter sta per definire l'acquisto di Marco Palestra dall'Atalanta. L'operazione, che potrebbe diventare una delle più onerose della storia nerazzurra (la seconda, in caso di una base di partenza di 50 milioni, dopo quella per Romelu Lukaku), è a un passo dalla sua conclusione dopo l'accelerata degli scorsi giorni impressa dall'incontro tra gli alti quadri delle due squadre lombarde - Giuseppe Marotta e Piero Ausilio, da un lato, e il duo Giuntoli-Percassi, dall'altro.
La differenza
Sin dall'inizio delle trattative tra i due club si è percepita la discontinuità tra il caso di Palestra e quello di Ademola Lookman. Mentre nel secondo caso, infatti, l'Atalanta non ha mai realmente aperto alla cessione del nigeriano a un club italiano, nella fattispecie del calciatore italiano il discorso è apparso sempre di segno diverso. La società bergamasca si è dimostrata immediatamente disponibile all'ipotesi del trasferimento del suo gioiello a una big italiana, quale l'Inter, in presenza di condizioni ben determinate. Tra di esse, a spiccare è quella rappresentata da una richiesta economica che non si è mai discostata dalla soglia "psicologica" dei 50 milioni, da raggiungere tramite una parte fissa molto consistente e una composta da bonus di varia natura (tra quelli semplici e gli altri più difficili da raggiungere).
In sostanza, l'Atalanta non ha rinunciato alla sua posizione di partenza - e probabilmente sarà soddisfatta su questo - ma non ha mai manifestato una preclusione alla cessione di Palestra all'Inter. Ciò consentirà di addivenire alla definitiva fumata bianca, a differenza di quanto accaduto per Lookman, mai realmente vicino all'approdo a Milano nella scorsa finestra estiva di mercato.

