Darmian: "Vorrei essere ricordato come un ragazzo semplice, sono cresciuto con valori precisi"

Darmian: "Vorrei essere ricordato come un ragazzo semplice, sono cresciuto con valori precisi"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 09:45News
di Marta Bonfiglio

Cosa pensa di aver portato all'Inter?

«Semplicemente il mio essere Matteo. E così vorrei essere ricordato dai tifosi, come un ragazzo e un giocatore semplice. Non ho mai rubato l’occhio, ma ho sempre cercato di essere un buon soldato e di fare nel miglior modo possibile quello che mi veniva chiesto. Anche nell’ultimo anno, pur giocando meno, mi sono allenato sempre al massimo. Se i giovani, ma anche i compagni più esperti, hanno preso in parte esempio da me, allora ho fatto bene il mio lavoro».

Ha mai pensato di essere stato un po' sottovalutato durante la sua carriera?

«No. Ho sempre guardato soltanto al mio lavoro. Le opinioni degli altri sono rispettabilissime, ma ho seguito la mia strada. Ho avuto, come tutti, alti e bassi, ma sono convinto che il miglior Darmian sia stato quello dell’Inter».

Perché oggi è difficile trovare dei Darmian come simbolo di serietà e affidabilità?

«Sono cresciuto con valori precisi. Ho dovuto lavorare tanto e non mi è stato regalato niente. Oggi, magari, molti ragazzi hanno tutto molto prima e questo può portarti a perdere un po’ di vista la realtà…».

Ad esempio, Palestra poteva essere il suo erede sulla fascia, ma ha scelto il Chelsea per uno stipendio maxi: a 21 annu si può dire di no a certe offerte?

«Rispetto la sua scelta e nessuno dovrebbe sindacarla. Ogni situazione è diversa e molto dipende anche dalle persone che hai accanto e dai consigli che ricevi, ma penso che la personalità del calciatore possa ancora fare la differenza. Prima di andare a Manchester avevo disputato tre grandi campionati di Serie A e sentivo di essermi meritato quel passaggio. Oggi il mercato è diverso…».

A Milano ha avuto Conte, Inzaghi e Chivu: cosa le ha lasciato ognuno di loro?

«Con Conte è stato più semplice inserirmi perché lo conoscevo già dalla Nazionale. Mi ha trasmesso una mentalità vincente e ha gettato le basi del ciclo. Inzaghi ha dato continuità lasciandoci più libertà in campo: dispiace non aver vinto ancora di più, ma siamo sempre stati competitivi. Chivu ha trovato un gruppo forte, ma in un momento delicato dal punto di vista psicologico. Ha capito subito che, prima ancora della tattica, serviva ritrovare equilibrio mentale».