Chivu a cuore aperto: "Da bambino avevo poche cose, ma non volevo perdere la felicità"
Cristian Chivu si è raccontanto anche al Corriere della Sera, aprendo l'intervista con un ricordo del passato. Le sue parole:
Cristian Chivu, mi racconta com'era da bambino e come è nato il suo amore per il calcio?
"Ero un bambino felice. Avevo poche cose, quelle consentite dal regime comunista in Romania. Ma sono cresciuto con l’educazione ricevuta da parte dei miei, appassionato di essere un bambino, con la voglia di non perdere quella felicità. Avevamo poco, ma ce lo godevamo tutto. Ero appassionato di calcio, perché mio papà era un ex giocatore. All’epoca faceva l’allenatore di una squadra amatoriale. Io da piccolo ero felice, ansioso di scoprire quello che il mondo mi avrebbe offerto".
Si ricorda il primo pallone con cui ha giocato?
"Era una pallina da tennis con cui giocavo in casa, studiavo le traiettorie, i meccanismi di palleggio e di tiro. Ricordo quella pallina da tennis che volava su tutte le pareti della stanza. La colpivo di testa o al volo e finiva nella porta della camera, che per me diventava la rete".
Suo padre è morto quando lei stava cominciando la sua carriera.
"Avevo sedici anni e mezzo. Volevo dimostrargli quello che lui ha sempre pensato di me ma che io ho saputo solo dopo da mia mamma: che potessi crescere responsabilmente, e farmi strada con le mie forze. È stato l’unico obiettivo della mia vita: dimostrargli di saper fare cose belle e giuste, da ragazzo maturo. Purtroppo non ha potuto vedermi crescere. Il giorno che se ne è andato ero in ritiro, ho fatto in tempo a salutarlo. Il giorno dopo, come lui avrebbe voluto, ero in campo per una partita".

