Calhanoglu si racconta: dal Milan a Chivu passando per Inzaghi

Calhanoglu si racconta: dal Milan a Chivu passando per InzaghiTUTTOmercatoWEB.com
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di Matteo Rizzi

Nel corso della sua lunga intervista ai microfoni di KAFA Sports, Hakan Calhanoglu si è aperto raccontando varie tappe della sua carriera: “Chivu allenava già la Primavera dell’Inter - ha esordito -, a volte facevamo le partitelle contro la sua squadra. Quando ha iniziato a lavorare con noi, la squadra lo ha accettato molto velocemente. Lui ha anche giocato nell’Inter, e questo è indubbiamente un vantaggio. Dà un’opportunità a tutti, anche ai giocatori più giovani. Con Inzaghi era diverso, hanno due filosofie separate”.

"Non è stato facile impormi all’inizio. Dovevo prima dimostrare a me stesso il mio valore. Anche per i tifosi dell’Inter c’erano dei dubbi. Ricordo la mia prima partita: un gol e un assist, un gol bellissimo. Ero emozionato, era un momento importante della mia carriera. Penso di averlo superato bene. Essere arrivato a parametro zero forse mi ha aiutato mentalmente. A volte il fatto di avere il passaporto turco può essere uno svantaggio in Europa, perché il nostro valore non è sempre riconosciuto.

Però oggi giocatori come Kenan o Arda stanno ricevendo il giusto valore per le loro prestazioni, ed è molto importante. Credo di aver contribuito anche io a questo cambiamento. Quando ho scelto la nazionale turca, pensavo che potesse essere un esempio per altri ragazzi cresciuti all’estero. E infatti è successo: molti hanno scelto la Turchia, anche alcuni che poi si sono pentiti di non averlo fatto.

Quando sono arrivato all’Inter giocavo in una posizione diversa. Con Inzaghi mi sono adattato a un ruolo più arretrato a centrocampo, da regista. All’inizio c’era Brozović, poi dopo la sua partenza il mister mi ha proposto quel ruolo. Ho accettato: gioco un po’ più lontano dalla porta, ma ho più controllo del gioco. Aiuto sia in fase offensiva che difensiva, mi piace anche entrare nei contrasti. Il mio stile è cambiato. I tifosi dell’Inter hanno pensato ad un coro per me. La prima volta sono rimasto sorpreso: non sono italiano, ma mi hanno dato tanto affetto. Significa che ho fatto qualcosa di buono. Mi hanno accettato e il rapporto di rispetto e amore è cresciuto. In Italia i tifosi sono molto importanti e sento di esserlo anche io per loro. Grazie a Dio, il lavoro che faccio viene ripagato".