Anatomia di un periodo negativo

Anatomia di un periodo negativoTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 10:13Editoriale
di Lapo De Carlo

Sarebbe interessante conoscere le vere ragioni che stanno portando l’Inter ad avere un “momento no” come ha liquidato Kolarov alla fine della bruttissima partita pareggiata con la Fiorentina.  
Il fatto è che le similitudini con le battute finali della scorsa stagione, caratterizzate da un rendimento impoverito fanno rima con una mentalità tutt’altro che vincente ed errori arbitrali (il braccio di Pongracic misteriosamente non valutato da Abisso al Var) che penalizzano ulteriormente la squadra.
L’Inter ha iniziato baldanzosamente la gara con i Viola ma dopo un quarto d’ora, a vantaggio acquisito, tutti i giocatori si sono tirati progressivamente indietro e non hanno saputo gestire un pallone per almeno 65 minuti.
Preso l’inevitabile gol del pareggio l’Inter si è rifatta viva e collezionato tre palle gol nel finale, segno che le energie le aveva.
Impressiona l’incredibile distrazione lungo tutta la partita di Akanji, che si è perso Kean in almeno quattro circostanze. Troppe per essere casuali.

L'ultima vittoria in campionato risale al 28 febbraio contro il Genoa. Da allora, l'Inter non vince più, e ieri sera a Firenze il pareggio contro la Fiorentina ha allungato ulteriormente la serie nagativa, con Milan e Napoli a-6 e  -7 in classifica.
La questione ha una matrice multiforme. Si parte da una serie di infortuni simultanei che hanno tolto di mezzo giocatori col maggior tasso di personalità e pericolosità
Nella trasferta di Lecce, risolta comunque brillantemente, erano fuori Lautaro, Dumfries, Calhanoglu e Barella.
Bastoni si è fatto male nel derby, uno scontro con Rabiot gli ha causato un dolore alla tibia che dopo 12 giorni non era ancora risolto.
Mkhitaryan si è infortunato al muscolo contro l'Atalanta aggiungendosi alla lista.
Persi il regista, il capitano e il terzino sinistro titolare, la squadra perde automaticamente identità, ritmo, riferimenti.
Dumfries e Calhanoglu sono rientrati senza poter essere al loro massimo, dopo un lungo periodo di inattività agonistica.
Paradossalmente un giocatore al 50% può essere più dannoso di un'assenza: cambia gli automatismi, rallenta le transizioni, occupa uno spazio in campo senza garantire la qualità che il sistema richiede. Calhanoglu è il metronomo: senza di lui, o con lui non al meglio l'Inter perde il controllo dei tempi di gioco.


Thuram e Bonny sono un problema ulteriore. Non hanno peso, non tengono un pallone, non hanno soluzioni tecniche per dare un contributo alla squadra. Su Thuram però bisogna dire che non gli sono state fornite palle gol e con la Fiorentina ha subito sei o sette falli che hanno fatto risalire la squadra. Uno di questi ai limiti dell’area è stato giudicato pessimamente dall’arbitro che ha soprasseduto, portando Carlos Augusto a intervenire prendendosi un’ammonizione pesante.

Nel complesso l’Inter ha segnato sei gol in sei partite senza Lautaro. La dipendenza non è tanto nelle marcature dell’attaccante argentino quanto nella capacità di migliorare tutti i compagni di reparto.

Il problema è mentale e fisico nel contempo. Anche domenica sera, come in altre occasioni, senza il gol del raddoppio i giocatori non riescono più a tenere il blocco alto e compatto come nei mesi precedenti e così il calo fisico diventa calo mentale.

Aggiungiamo che da due settimane in qua sugli organi di informazione appaiono con insistenza le voci di cessione di parecchi giocatori. Da Calhanoglu a Bastoni, da Barella a Thuram, passando dai senatori che verranno “smaltiti”, a partire da Sommer, passando da Acerbi, De Vrij, passando da Mkhitaryan.
I giocatori vedono i titoli, sentono le voci. Le ripercussioni emotivi non possono essere trascurate.  
I nuovi arrivi non hanno esperienza ma il dato rilevante sta nel fatto che nessuno ha qualità nel dribbling. Da anni vengono scelti giocatori con caratteristiche tecniche molto simili ai titolari.

Chiudiamo con un dato invisibile ma realmente pericoloso. L’Inter non riposa mentalmente da due anni. Barella ha quasi 30 anni e si sente temporaneamente logoro mentalmente. Faceva specie vederlo lamentarsi con se stesso in panchina. La squadra ha fatto anche il mondiale per club, ha vissuto un luglio fondato sulle tensioni e la voglia di andare via e non ha mai davvero staccato con la mente. Queste cose nel rendimento di una squadra si fanno sentire nei meccanismi di qualunque essere umano. Anche se si tratta di professionisti che, nella fattispecie, sono particolarmente fragili psicologicamente.

Non è tutto forse, ma ci da un idea di questo momento