Notte gelata in Champions League: tra ko e incubo Lautaro. Thuram non puoi sbagliare
Una doccia gelata. Non solo per il freddo pungente di Bodø, ma per quel 3-1 che ha colpito l'Inter come un getto improvviso, difficile da schivare. All'andata dei playoff di UEFA Champions League, il Bodø/Glimt ha sorpreso l’Inter con intensità, ritmo e cinismo. Una serata storta, di quelle che lasciano addosso grandi punti interrogativi. La notizia più preoccupante, forse più del risultato, riguarda Lautaro Martínez. Il capitano nerazzurro ha alzato bandiera bianca durante la sfida per un affaticamento al polpaccio. Nel momento decisivo della stagione, perdere il proprio leader tecnico ed emotivo è un rischio che va oltre i novanta minuti. Le parole di Cristian Chivu nel post-partita non hanno attenuato la preoccupazione: il problema c’è, e non riguarda soltanto lui.
Nuovi equilibri, nuove responsabilità
L’assenza di Lautaro cambia le gerarchie e impone un salto di qualità a chi gli gioca accanto. Marcus Thuram ora è chiamato a dare qualcosa di più. Deve scegliere che tipo di attaccante essere: comprimario brillante o riferimento costante? Le alternative non mancano. Francesco Pio Esposito sta crescendo con personalità, mentre Ange-Yoan Bonny offre energia e soluzioni diverse. Ma l'equilibrio di una squadra che lotta su tre fronti si regge soprattutto sui giocatori di esperienza. E Thuram, per status e maturità, ha il dovere di incidere con continuità. Servono gol pesanti, non semplici presenze.
Le scelte di Chivu: prudenza o paura?
Dopo il 3-1 norvegese, le critiche si sono concentrate sulle decisioni di Cristian Chivu circa la formazione schierata dal primo minuto. In molti hanno giudicato le scelte dell'allenatore nerazzurro come una presa di posizione tra Europa e campionato. In realtà c'è dell'altro.
Giocare su un campo sintetico, in condizioni climatiche particolari e in un calendario compresso, significa esporsi a rischi concreti. L'Inter è ancora in corsa in campionato, in Coppa Italia e in Champions League. Forzare la mano all'andata, schierando tutti i titolari e spremendoli oltre misura, avrebbe potuto trasformare una sconfitta in un danno strutturale per l'ultima parte di stagione, quella più importante.
Lautaro si è fermato dopo un’ora. Piotr Zieliński ha accusato problemi dopo pochi minuti. Segnali chiari: il margine era sottilissimo. Preservare pedine fondamentali come Federico Dimarco non è stato un capriccio, ma una scelta strategica. In una doppia sfida, si ragiona su 180 minuti, non su 90. Chivu è stato etichettato in fretta come inesperto. Eppure, a Bodø, ha preferito non giocarsi tutto in una notte. Ha accettato il rischio di una sconfitta per evitare quello, ben più grave, di compromettere settimane decisive. La qualificazione è ancora aperta. E l'Inter, nonostante la doccia gelata, ha ancora tempo per scaldarsi e reagire.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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