L'euforia è nulla senza controllo

L'euforia è nulla senza controlloTUTTOmercatoWEB.com
giovedì 21 aprile 2022, 07:45Editoriale
di Lapo De Carlo

L’Inter ha vinto un grande derby e lo ha fatto con un’interpretazione finalmente più accorta e intelligente che ha premiato una piccola ma sostanziale svolta tattica nei piani partita di Simone Inzaghi.
Dopo aver giocato alla grande o comunque decisamente meglio contro avversari come Lazio, Milan, Juventus, Real Madrid e Liverpool, arrivava la beffa nel finale, complice la stanchezza e la mancanza di lucidità.
Con la Juventus allo Stadium Inzaghi ha cambiato atteggiamento e orientato tatticamente la partita giocando, anche se eccessivamente, nella propria meta campo, con il Milan nella ripresa ha delegato il compito di fare gioco ai rossoneri, grazie al doppio vantaggio.
L’allenatore si è probabilmente convinto quanto una condotta di gara spregiudicata avesse le gambe corte e per questo ha rinunciato ad un intensità che la squadra, umanamente non può reggere per 90 minuti, avendo anche imparato a conoscere meglio i limiti e le potenzialità della rosa.


Le cose devono anche girare per il verso giusto e così è stato, perché l’Inter è forte ma non abbastanza per contare esclusivamente sulle proprie forze.
Si l’Inter è in finale e sta lottando per lo scudetto ma sappiamo bene che se dovesse perdere la finale e vedere il Milan vincere il titolo i tifosi nerazzurri chiederebbero la testa di Inzaghi.
L’euforia è una pessima consigliera ma ha il vantaggio di concedere un bonus benzina di cui la squadra aveva una grande necessità.
Per questo il solco tra trionfo e sconfitta è un sentiero dalle dimensioni ridotte e basta una folata di vento per andare più in una direzione che nell’altra.

Oggi è giusto sfruttare l’entusiasmo e la ritrovata coesione del gruppo, cercando di capire se la flessione di febbraio e marzo, fin troppo lunga, sia stata causata solo da un appannamento fisico o più da problemi interni che hanno condizionato il rendimento da un punto di vista mentale.
Forse le cose sono anche più semplici di così ma quando una squadra cala così repentinamente e si riprende in modo tanto netto è necessario, oltre che logico chiedersi da cosa dipende l’ottovolante.
Lautaro ha giocato da grande attaccante e Correa ha fatto un lavoro di raccordo prezioso.
Proprio la presenza dell’attaccante argentino ha favorito i movimenti del Toro, che si è sbloccato dopo il gol allo Spezia ed è tornato ad essere più incisivo. Barella ha giocato una partita sui livelli dello scorso anno, Brozovic ha avuto qualche difficoltà nella formulazione del gioco, semplicemente perché Pioli gli ha disegnato intorno una gabbia ma il croato è rimasto sempre lucido.
Perisic, al di là di un paio di amnesie difensive rimproverate da Brozo che gli chiedeva come mai non presidiasse la sua zona di competenza quando il Milan attaccava nella ripresa, è stato uno dei migliori se non il migliore. Oggi è impensabile un Inter senza di lui ma se dovesse rimanere, davvero Inzaghi pensa ad un 3 5 2  in cui lui e Gosens dovrebbero giocarsi il posto?

Ora l’Inter è in acque bellissime ma inesplorate, con partite dal coefficiente di difficoltà elevato, a partire dalla Roma, in grande fiducia e capace di fermare il Napoli in casa dopo una partita di alto livello.
Quattro giorni dopo il Bologna, che con l’Inter, dopo la vicenda del ricorso per lo 0-3 a tavolino, ha il dente avvelenato, poi l’Udinese che viene da un ottimo momento, anche se ieri ha perso in casa con la Salernitana. Se la squadra di Inzaghi riesce a mantenere lo stesso livello di concentrazione, la stessa determinazione, senza disperdere inutilmente energie nervose, se saprà mantenere la mentalità vincente le chance aumenteranno. E’ sempre stata e continuerà ad essere una questione di testa.
Amala