Da giocatore "non da Inter" a emblema di una squadra vincente. La parabola ascendente di Dumfries

Da giocatore "non da Inter" a emblema di una squadra vincente. La parabola ascendente di DumfriesTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Michele Maresca

207 presenze, 27 gol, 28 assist e 8 trofei vinti. Si chiude così l'esperienza di Denzel Dumfries, esterno olandese, in maglia Inter. Una storia iniziata con un peso estremamente difficile da sostenere, dato il ruolo di sostituto di Achraf Hakimi che gli era stato attribuito, ma proseguita in maniera indubbiamente positiva sia dal lato del giocatore sia da quello della società meneghina. Con un contributo che è andato oltre il - pur importante - dato dei numeri, considerando l'apporto profuso dall'olandese in termini di leadership e mentalità vincente trasmessa alla squadra.

Un esempio vale più di mille parole: l'Inter si trova sul punteggio di 2-2, a Como, grazie alla doppietta di Marcus Thuram che ha consentito ai nerazzurri di recuperare dallo svantaggio iniziale dato dalle reti di Alex Valle e Nico Paz. In quel momento, i meneghini conservano un vantaggio di 7 punti sul Napoli - secondo in classifica - a 6 (dopo quella del Sinigaglia) gare dal termine del campionato. Ma in campo c'è un giocatore che - più di tutti - vede nel pareggio un risultato non sufficiente per ribadire le ambizioni scudetto dell'Inter. Quel giocatore è Dumfries, il quale sferra un doppio colpo determinante, per le sorti dell'incontro, che vale il 3-2 e poi il 4-2 momentaneo, prima della rete del definitivo 3-4 di Lucas Da Cunha dagli 11 metri.
L'olandese, tornato in campo da qualche settimana dopo l'infortunio alla caviglia che lo ha costretto all'operazione al tramonto del 2025, sa di poter sfruttare le sue doti eccellenti e uniche negli inserimenti per punire i lariani e avvicinare sensibilmente l'Inter al suo ventunesimo scudetto. E, così, sia di testa sia di sinistro, punisce un incolpevole Jean Butez consegnando di fatto una vittoria importantissima ai suoi.

Il simbolo di una mentalità vincente

Sono tanti i momenti che, presi nella loro interezza, consentono di definire Dumfries come un giocatore dotato di una mentalità da top team. Tra di essi, è opportuno sottolinearne almeno due, avvenuti in un contesto più che mai amaro per la compagine nerazzurra: la sconfitta di Bologna, che ha aperto il cammino al diciannovesimo scudetto del Milan nel 2022-2023; la debacle contro il PSG, in finale di Champions League.
In entrambi questi momenti, Dumfries ha saputo utilizzare la sua intelligenza emotiva e la sua forza mentale al servizio di una causa da lui avvertita come urgente: nel primo caso, proteggere il portiere Ionut Radu, autore dell'errore costato il definitivo 2-1 ai felsinei, dalla ripresa "indiscreta" delle telecamere; nel secondo, andare di persona a "scusarsi" con i tifosi recatisi a Monaco per assistere alla finale della massima competizione europea per club contro il PSG. Un gesto, quest'ultimo, che acquisce ancora più significato se si considera la sua "eccezionalità" nel contesto del gruppo squadra nerazzurro, ferito così tanto nell'orgoglio da non aver avuto l'impulso ad assumersi la propria responsabilità rispetto alla deludente prestazione contro i parigini.

Un atteggiamento non banale che alimenta la stima

A incrementare il tasso di rispetto che i tifosi interisti nutrono nei riguardi di Dumfries è anche un altro aspetto, per nulla secondario, che si associa all'ultima fase della sua esperienza all'Inter. Consapevole della possibilità di lasciare il club nerazzurro a parametro zero, data la scadenza del contratto al termine della scorsa annata, il calciatore olandese ha accettato di addivenire a un rinnovo che contenesse una clausola rescissoria tale da liberarlo - a cifre non eccessivamente onerose - grazie al solo consenso da lui espresso al trasferimento.

Ciò si sta materializzando in questi giorni, con il Real Madrid che ha comunicato all'Inter la sua intenzione di pagare la clausola di 20 milioni di euro necessaria per sottrarlo al controllo del club meneghino.
Un gesto che, se analizzato in continuità con il massimo impegno profuso da Dumfries nell'ultima annata (nonostante il desiderio di vivere una nuova esperienza all'estero), certifica in maniera ulteriore lo spessore di una figura che resterà sempre nei cuori dei tifosi interisti come un simbolo di grandezza dentro e fuori dal campo.