Marotta: "Chivu scelto con coraggio, il rinnovo è un atto formale. Su Esposito e Palestra..."

Marotta: "Chivu scelto con coraggio, il rinnovo è un atto formale. Su Esposito e Palestra..."
Oggi alle 10:15Primo piano
di Alessandra Stefanelli

Dal palco del festival di Parma, il presidente dell’Inter Milan Giuseppe Marotta ha ripercorso i momenti chiave della scelta di Cristian Chivu, il ruolo dei leader nello spogliatoio e le prospettive del club nerazzurro dopo l’ultima stagione.

Una delle prerogative che deve avere il manager è avere coraggio, insieme alla consapevolezza. Dovevamo capire cosa stava avvenendo, eravamo reduci da una debacle a Monaco e dal fatto che era preventivato, sebbene non certo, l’abbandono da parte di Simone Inzaghi, poi finito in un divorzio consensuale con una persona che aveva dato molto all’Inter. Nello sport tutto si brucia rapidamente e dovevamo trovare una soluzione, avendo forte in mente l’idea della proprietà e del club. Dovevamo trovare l’attore protagonista, abbiamo deciso senza dubbi di affidare la gestione della squadra a Chivu”. 

Il rinnovo ora è una conseguenza delle cose che ha portato Chivu, anche a livello di gruppo…
“L’allenatore di una squadra di calcio è un leader, come un’azienda. La squadra condivide degli obiettivi e serve un coordinatore: essere leader non deriva dal riconoscimento della società. È la squadra che riconosce le qualità di chi è un leader. Nella mia storia calcistica ho visto personaggi forti disconosciuti dalla squadra. In questo caso il primo atto è stato di riconoscere lui come leader, poi la certificazione è arrivata dal gruppo, attraverso il fatto di avere intenti comuni e di riconoscergli questo ruolo di conduttore”.

Chivu ha detto che ha ancora fame, e che bisogna essere premurosi perché il gruppo deve superare l’Io.
“Cristian, se facciamo un paragone con me che ho qualche decina d’anni in più, ha qualità diverse: io posso essere un saggio, lui ha dalla sua più entusiasmo. È giovane e ha obiettivi da raggiungere. Da una parte questi ragazzi giovani non hanno una caratteristica importante, che è l’esperienza e va di pari passo con la competenza. Ma Chivu sta crescendo di giorno in giorno e ha molta carica, molto entusiasmo, molta voglia di fare. Queste sono qualità positive”.

Vi somigliate nella calma olimpica?
“Intanto dico che il ruolo dell’allenatore è cambiato. La figura del tecnico deve avere qualità diverse rispetto a prima. Quando ho iniziato io, l’allenatore dava del lei ai giocatori. Oggi non è più accettabile né logico. Questo leader deve avere grandi qualità, deve gestire dei ragazzi molto più emancipati rispetto ai giocatori di una volta. La capacità dell’allenatore moderno è quella di essere psicologo, di capire velocemente chi ha davanti e adattarsi a 25 giocatori diversi l’uno dall’altro. Chivu ha questa intelligenza, questo spirito di adattamento. Noi abbiamo avuto la fortuna di aver scelto la persona giusta”.

Rinnoverà a breve?
“Io l’ho sempre definito un atto formale. C’è la volontà da parte di entrambi di proseguire questo percorso. L’accordo sarà siglato quando Chivu tornerà dalla brevissima vacanza che sta giustamente vacanza. Non ci sono problemi”.

Lautaro è diventato ancora più leader?
“Sì, è chiaro che vivere l’esperienza ti porta un arricchimento. Diventi più forte e più consapevole, sai anche importi davanti alle difficoltà. Un cambiamento c’è stato, direi più che altro una crescita spontanea e fisiologica”. 

Col suo rientro dall’infortunio ha rivitalizzato Thuram… A Pasqua avete capito di aver vinto lo scudetto?
“È stata non dico la svolta, ma la certificazione del fatto che potevamo essere protagonisti fino in fondo. Da lì abbiamo rafforzato la nostra motivazione, la cosiddetta autostima e abbiamo proseguito un percorso che è stato comunque difficile, ma fatto partendo da una qualità: la convinzione di voler vincere. Questo ci ha portato ad affrontare altre difficoltà, penso per esempio alla partita con il Como e alla relativa rimonta, che ci ha dato la certezza di poter arrivare fino in fondo”.

Un protagonista meno scontato di questa Inter?
"Fare nomi è sempre un po' imbarazzante, tutti meriterebbero elogi. Il ruolo sotto l'attenzione è quello del capitano, anche qui vale lo stesso discorso dell'allenatore: premesso che, se andiamo indietro nel tempo, ora il calcio moderno ha cambiato un po' i valori. Però nella nostra squadra Lautaro ha e rappresenta il ruolo del capitano, ma perché è stato riconosciuto dai compagni come leader. Non è soltanto perché gli abbiamo dato questo ruolo come società". 

Pio Esposito si è adattato subito al salto di qualità.
"È un nostro fiore all'occhiello, siamo orgogliosi di aver vinto lo scudetto e valorizzato alcuni giovani, come lui che arriva dal nostro settore giovanile. In Italia si dice sempre che bisogna avere il coraggio di far giocare i giovani. L'Italia è unica nel mondo per la pressione che condiziona l'attività dei club. Parlavamo della scelta fatta su Chivu: noi abbiamo subito critiche e pressioni mediatiche. Non è facile: magari un ragazzo come Pio, giovane, buca la partita e lo perdi. Ci deve essere una crescita, anche passando dal coraggio di far giocare i giovani".

Siete iscritti nella corsa a Palestra...
"Non possiamo leggere il futuro, io ho avuto la possibilità di gestire tanti talenti, che poi sono diventati campioni. Un talento può dimostrare di avere grandissime qualità tecniche, fisiche e di adattamento tattico. Però poi il cammino è lungo, per diventare campioni si passa da valori umani che devi avere. Se non li hai, rimani talento e non diventi campione. Io ho avuto a che fare con Cristiano Ronaldo, per poco, e posso dire che era un campione: in campo, ma soprattutto fuori dal campo, per come si comportava e per come gestiva la sua vita e il suo corpo. Quando ci si trova davanti a ragazzi come Pio Esposito e Palestra, bisogna anzitutto non caricarli di pressione. Adesso il povero Palestra è su tutti i giornali tutti i giorni: per un ragazzo di 21 anni non è facile. Rappresentano il futuro, ma io voglio essere prudente e il cammino da fare è molto lungo. Se Pio Esposito era nostro, Palestra è un giocatore dell'Atalanta, con un valore di mercato: è ambito da tantissimi club, non solo da noi. Posso solo dire che piace a tante squadre".

Chivu ha detto che la Champions non deve essere un'ossessione.
"È una scelta prudente, giustamente. Io dico che l'asticella va sempre alzata, in qualsiasi attività sportiva a cui si partecipi. Non è sinonimo di arroganza, ma nello sport bisogna essere ambiziosi. Avere davanti alti obiettivi è da stimolo anche nel quotidiano, l'arroganza è invece guardare dall'alto in basso gli altri. Nello sport l'equazione chi più spende più vince non ha senso".